I DIRITTI UMANI NEI PAESI DELL'EX URSS - by Giuseppe Provenza

 


ARMENIA

 

Capitale                       Yerevan        
Popolazione                    3.336.000(fonte GLOBAL GEOGRAFIA)
Capo di Stato                  Serzh SARGSIAN                (da 09/04/2008)

Capo del Governo                                   Tigran SARGSIAN           (da 09/04/2008)  

Risorse naturali               oro, rame, molibdeno, zinco, bauxite
Indipendenza                   21/09/1991
Partiti in Parlamento          sistema multipartitico    (fonte CIA)
Pena di morte                  Abolizionista per tutti i reati  (A.I.)
Indice rispetto lib. civili    4 su 7 (1 max)  (fonte ONU - UNHCR)
Indice rispetto dir. politici  6 su 7 (1 max)  (fonte ONU - UNHCR)
Indice di democrazia           4,09 su 10 (10 max)pos. nel mondo 110 su 167                                       

(classificaz. = “regime ibrido”)       
(fonte The Economist 2008)
Indice di libertà di stampa    68 su 100 (1 max) pos. nel mondo 151 su 195

(classificaz. = “non libera”)
(fonte freedom house 2009)

Indice percez. Corruzione              2,7 su 10 (10 max)pos. nel mondo 120 su 180

                                       (fonte Trasparency International 2009)   

Indice di sviluppo umano       0,798 (1 max) posiz. nel mondo 84 su 182                   (fonte: Progr. di Sviluppo ONU 2007)
Migrazione ann. media 2000-05  -20.000                                 (fonte United Nations Department of Economic and Social Affairs/Population Division)  

 

STORIA
(fonti: Alto Commissariato ONU per i rifugiati – CIA)

L’Armenia vanta un’antica storia. Già prima di Cristo era un impero, finchè non fu conquistata nel 66 a.C. dai romani.
Dopo la caduta dell’impero romano subì varie dominazioni da parte di arabi, mongoli e persiani.
Dall’anno 884 al 1045 fu nuovamente indipendente e florida.
Successivamente l’Armenia fu spartita fra l’impero ottomano e quello persiano.
Conquistata nel XIX secolo dall’impero russo, divenne zona contesa fra lo stesso impero russo e l’impero ottomano.
Dopo la rivoluzione sovietica entrò a far parte della Repubblica Federativa Democratica Transcaucasica. Nel 1936 si costituì la repubblica Socialista Sovietica Armena.
Subito dopo l’indipendenza, nel 1991, l’Armenia entrò in conflitto con l’Azerbaijan per la regione del Nagorno-Karabakh, enclave armena in territorio azero. Nel 1994 si pervenne al cessate il fuoco, con il controllo della regione da parte dell’Armenia.

 

ECONOMIA
(fonti CIA, FMI, Banca Mondiale, Programma di Sviluppo ONU)
PIL P.C. PPA 2009 (stima)       $ 4.966 (mondo $ 10.000 c.a.)(fonte FMI)
Crescita PIL                   2009 = -15% (stima)  (fonte CIA)
2008 =  6,8%         (fonte CIA)
2007 = 13,8%         (fonte CIA)
Inflazione                     2009 = 4,2%          (fonte CIA)
2008 = 9,0%          (fonte CIA)
tasso di disoccup. 2009        7,1%                 (fonte CIA)
Indice di Gini 1992-2007            33,8  (fonte Progr. di Sviluppo – ONU)
(indice di distribuzione del reddito.       0 = equa distribuzione, 100 = massima concentrazione)

A partire dall’indipendenza nel 1991, l'Armenia ha fatto molti progressi compiuti nell'attuazione delle riforme economiche, fra cui la privatizzazione, la riforma dei prezzi, e una prudente politica di bilancio.
Il conflitto con l'Azerbaigian per la regione del Nagorno-Karabakh ha contribuito ad un grave declino economico nei primi anni 1990. Dal 1994, tuttavia, il governo armeno ha lanciato un ambizioso programma, sponsorizzato dal FMI, di liberalizzazione economica che ha portato a tassi di crescita positivi. La crescita economica è stata in media di oltre il 10% negli ultimi anni. Tuttavia, con la recessione economica mondiale, il tasso di crescita dell’Armenia è sceso al 6,8% nel 2008 ed è valutato fortemente negativo nel 2009 (meno 15%).
L’Armenia è riuscita a ridurre la povertà, a stabilizzare la propria moneta, e a privatizzare la maggior parte delle piccole e medie imprese.
Sotto il vecchio sistema sovietico di pianificazione centrale, l'Armenia aveva sviluppato un moderno settore industriale, fornendo macchine utensili, tessili, e altri manufatti alle repubbliche sorelle, in cambio di materie prime ed energia. L'Armenia fin d’allora aveva scelto l'agricoltura su piccola scala anziché i grandi complessi agro-industriali dell'era sovietica.
Le centrali nucleari costruite a Metsamor nel 1970 sono state chiuse dopo il terremoto del 1988 a Spitak, anche se non avevano subito alcun danno. Uno dei due reattori è stato riaperto nel 1995, ma il governo armeno è sotto la pressione internazionale per chiuderlo a causa della preoccupazione che la progettazione sovietica fosse priva di serie garanzie.
I legami economici con la Russia restano stretti, soprattutto nel settore energetico. Il sistema di distribuzione di energia elettrica è stato privatizzato nel 2002 e acquistato dalla russa RAO UES nel 2005.
L'Armenia ha alcuni giacimenti di minerali (rame, oro, bauxite). Ghisa, rame greggio, ed altri metalli non ferrosi costituiscono le esportazioni di più alto valore dell'Armenia.
Il pesante deficit della bilancia commerciale dell’Armenia è stato compensato in qualche modo dagli aiuti internazionali, dalle rimesse degli armeni che lavorano all'estero, e dagli investimenti esteri.
Il governo ha fatto alcuni miglioramenti nell’Amministrazione fiscale e doganale negli ultimi anni, ma le necessarie misure anti-corruzione, saranno più difficili da attuare.
Il tasso di disoccupazione dell’Armenia rimane elevato.
In Armenia dovranno proseguire ulteriori riforme economiche, al fine di migliorare la sua competitività economica e costruire sui recenti miglioramenti nelle condizioni di povertà e disoccupazione, soprattutto dato il suo isolamento economico con i suoi vicini più prossimi, la Turchia e l'Azerbaigian. L'interruzione del transito ferroviario in Armenia durante il conflitto Russia-Georgia nell’agosto 2008 ha evidenziato quanto difficile sia per l’Armenia supplire le forniture di beni fondamentali - come la benzina – in  caso di instabilità regionale.

SITUAZIONE DEL PAESE
(Fonti : Alto Commissariato ONU per i rifugiati – CIA - Amnesty International)
L’Armenia ha formalmente un sistema democratico, tuttavia le ultime elezioni, sia per l’assemblea parlamentare che per la presidenza, sono state criticate dall’OSCE per le forti pressioni esercitate per ridurre all’impotenza l’opposizione.
La corruzione ed il nepotismo costituiscono un problema per l’Armenia, malgrado gli annunci governativi riguardo ad una campagna quinquennale contro la corruzione.
La libertà di stampa è limitata. Il governo controlla le emittenti statali e le emittenti radiotelevisive private sono in mano a proprietari fedeli al presidente. Emittenti non allineate sono state chiuse, mentre i giornalisti indipendenti subiscono pressioni e minacce.
Il canale televisivo indipendente con sede a Giumri Gala TV si è trovato al centro di pesanti vessazioni dopo che aveva trasmesso i discorsi propagandistici di Levon Ter-Petrosian, candidato contro Serzh SARGSIAN, poi risultato eletto ed attuale presidente. Il 19 marzo Gala TV è stata multata per una cifra di quasi 27 milioni di dram (circa 87.700 dollari USA) per presunta evasione fiscale.
Forti critiche sono state mosse al governo per l’approvazione di una legge che consente alla polizia di effettuare intercettazioni telefoniche senza autorizzazione della magistratura.
La libertà di riunione è risultata repressa dai violenti interventi della polizia nel corso di manifestazioni antigovernative.
Il sistema giudiziario ha scarsa autonomia per gli interventi effettuati dai politici ed è inoltre accusato di corruzione. La polizia spesso esegue arresti senza mandati, mentre il ricorso alla tortura è prassi corrente.
La violenza domestica nei confronti delle donne e la tratta delle donne per scopi di prostituzione sono considerati problemi gravi per il paese.

CASI INDIVIDUALI APERTI da Amnesty International

Nata nella capitale armena Yerevan, Greta Baghdasaryan incontrò per la prima volta il suo futuro marito nel 1986.
Essa ha raccontato che nel 1989 lui la violentò e lei rimase incinta. Al fine di mantenere la gravidanza ed avere il bambino, essa prese casa con i suoi genitori nella regione di Aragatsotn e successivamente nel 1990 lo sposò.
Percosse, stupri e altre forme di abuso diventarono di routine nel matrimonio di Greta.
In un'intervista con Amnesty International ha ricordato che durante la sua gravidanza egli la costrinse ad una lunga camminata senza acqua, battendola "come una mucca" e causa di questi pestaggi subì un aborto spontaneo.
Essa lasciò il marito nel gennaio 2001, quando la battè duramente con una pala, rompendole il naso e causandole una commozione cerebrale.
I suoi vicini la dissuasero dal chiamare la polizia ed essa ritornò a Yerevan dove vivevano i suoi genitori. Si recò da un medico, che non riferì il caso alla polizia. Greta Baghdasaryan è stata resa invalida a causa di queste esperienze e non può lavorare o provvedere ai suoi figli.
Essa ha acquisito fiducia in se stessa e consapevolezza dei propri diritti e non vuole rimanere in silenzio circa le sue esperienze. è anche disposta a portare davanti alla giustizia il suo persecutore, anche se il suo attuale avvocato della organizzazione armena non governativa A.D. Sakharov Centre of Human Rights Protection, ritiene, in virtù di una legge che limita i diritti, di non essere in grado di intentare un procedimento penale. La sua documentazione medica attestante le ferite, non è ammissibile in un processo in tribunale.
Lei ei suoi figli non hanno più accesso alle loro casa, costruita con l'aiuto di suo padre mentre lei ed il marito vivevano insieme.
Dopo aver formalmente divorziato dal marito nel 2002, essa ha scoperto che il suo ex marito, in loro assenza, aveva eliminato i nomi di entrambi i suoi figli dai locali registri di residenza.
L'assenza dai locali registri di residenza è causa di violazione di alcuni diritti di cittadinanza dei suoi figli, compreso il diritto di voto, ed impedisce anche il loro accesso all'istruzione, all’assistenza sanitaria ed alla protezione sociale.
Greta Baghdasaryan ha anche tentato di rivendicare presso il tribunale locale la sua proprietà, e di aver reintegrati i nomi dei suoi figli nei locali registri di residenza. Tre domande sono state respinte dal tribunale regionale di Ashtarak.
Greta Baghdasaryan ritiene di essere stata discriminata durante tutti i procedimenti giudiziari presso i tribunali locali per essere stata marcata come una “estranea” da parenti e amici di suo marito nella amministrazione locale.
Amnesty International è preoccupata per l'evidente discriminazione nei confronti della vittima di violenza domestica e sessuale Greta Baghdasaryan, e per la mancanza di buona amministrazione della giustizia nel suo caso.
Amnesty International sollecita le autorità dell’Armenia ad indagare su ciò che è accaduto nel suo caso e a fare in modo che le sia concessa una piena riparazione, compreso il risarcimento e la riabilitazione medica e psico-sociale.

Il 30 aprile 2009, Argishti Kiviryan, avvocato e giornalista, è stato duramente picchiato da un gruppo di uomini non identificati davanti alla sua abitazione a Yerevan. Secondo quanto riferito, gli aggressori lo hanno percosso con bastoni e hanno tentato di sparargli. Il Rappresentante dell'Osce per la libertà dei media ha invitato le autorità a indagare l'aggressione e ha espresso preoccupazione per la mancanza di un'inchiesta sugli attacchi violenti contro i giornalisti, aspetto che contribuiva ad alimentare il clima di impunità. A luglio sono stati fermati due sospettati ma a fine anno l'indagine era ancora in corso.

 


AZERBAIJAN

 

 

Capitale                       Baku     
Popolazione                    7.771.000 (fonte GLOBUL GEOGRAFIA)  
Capo di Stato                  Ilham ALIYEV (dal 2003 rinn. 2008)

Capo del Governo               Artur RASIZADE (dal 2003 rinn. 2008)

Risorse naturali                     petrolio, gas naturale, minerale ferroso, metalli non ferrosi, bauxite
Indipendenza                   30/08/1991 (dall’URSS)
Partiti in Parlamento          sistema pluripartitico    (fonte CIA)
Pena di morte                  Abolizionista per tutti i reati (A.I.)
Indice rispetto lib. civili    5 su 7 (1 max)  (fonte ONU - UNHCR)
Indice rispetto dir. politici  6 su 7 (1 max)  (fonte ONU - UNHCR)
Indice di democrazia           3,19 su 10(10 max)pos. nel mondo 135° su 167                                      
(classificaz. = “Regime autoritario”)        (fonte The Economist 2010)
Indice di libertà di stampa    78 su 100 (1 max) pos. nel mondo 168 su 195

(classificaz. = “non libera”)
(fonte freedom house 2009)

Indice percezione Corruzione   2,3 su 10 (10 max)pos. nel mondo 143° su 180

                               (fonte Trasparency International 2009)   

Indice di sviluppo umano       0,787         posiz. nel mondo 86° su 182                   (fonte: Progr. di Sviluppo – ONU 2007)
Migrazione ann. media 2000-05   -20.000                            (fonte:United Nations Department of Economic and Social Affairs/Population Division)      

 

STORIA
(fonti: Alto Commissariato ONU per i rifugiati – CIA)

Originariamente appartenente all’impero della Persia, l’Azerbaijan fu poi ceduto alla Russia.
In seguito alla rivoluzione del 1917 l’Azerbaijan, insieme a Georgia ed Armenia, costituì la repubblica Federativa Democratica di Transcaucasia, scioltasi l’anno successivo. L’Azerbaijan rimase indipendente fino al 1922, quando fu invaso ed incorporato dall’Unione Sovietica. Con lo scioglimento dell’Unione Sovietica l’Azerbaijan nel 1991 riacquistò l’indipendenza.
Alle elezioni del 1992, che si svolsero liberamente, risultò eletto Presidente Abulfaz Elchibey, leader del partito nazionalista “Fronte Popolare dell’Azerbaijan”, ma nel ‘93 un colpo di stato pose al suo posto Heydar Aliyev, ex segretario del Partito Comunista, confermato alle elezioni indette lo stesso anno con il 99% dei voti. Nel ’95 si sono svolte le elezioni per il Parlamento con la vittoria del partito di Aliyev.
Sia l’OSCE che il Consiglio d’Europa hanno manifestato serie perplessità sulla regolarità di queste elezioni, pur considerandole valide.
Nel 2002 con un referendum è stata approvata una serie di emendamenti alla costituzione, fra cui, la più clamorosa, prevede che il primo ministro sostituisca il Presidente in caso di incapacità di quest’ultimo. Questa norma fu prevista per aprire la strada alla successione al figlio di Heydar Aliyev, Ilham nominato primo ministro e candidatosi alla Presidenza alle elezioni del 2003, alle quali risultò vincitore. Heydar Aliyev morì nel dicembre 2003.
Alle elezioni parlamentari del 2005 La stragrande maggioranza dei seggi fu conquistata dal partito di Aliyev e dai partiti alleati. Anche queste elezioni sono state fortemente contestate.
Alle elezioni presidenziali del 2008 Ilham Aliyev ha ricevuto l’89% dei voti. Ancora una volta con forti contestazioni.
A fine 2008 una modifica della costituzione ha abolito i limite di due mandati del presidente. Tale norma è stata confermata nel marzo 2009 con un referendum che ha visto oltre il 90% dei votanti favorevoli.
ECONOMIA
(fonti CIA, FMI, Banca Mondiale, Programma di Sviluppo ONU)
PIL P.C. PPA 2009 (stima)      $ 9.564   (mondo $ 10.000 c.a.) (Fonte CIA)
Crescita PIL                   2009 = 9,3%     (fonte CIA)
2008 = 10,8%    (fonte CIA)
2007 = 25,0%    (fonte CIA)
Inflazione                     2009 =  1,5%    (fonte CIA)
2008 = 20,8%    (fonte CIA)
tasso di disoccup. 2009        6,0%            (fonte CIA)
Indice di Gini 2007-2008            36,5  (fonte Progr. di Sviluppo – ONU)    (0 = equa distribuzione, 100 = massima concentrazione)

L’azerbaijan ha goduto negli ultimi anni di forti tassi di crescita economica, soprattutto per merito delle esportazioni di petrolio e gas naturale. Questi tassi di crescita forniscono al paese la possibilità di avviare un forte sviluppo industriale, anche se il paese dovrà prima risolvere i suoi problemi più pesanti dal punto di vista dell’economia, ossia la corruzione ed il conflitto con l’Armenia per il Nagorno-Karabakh, e dovrà avviare un forte processo di modernizzazione delle infrastrutture e dell’amministrazione pubblica.

                             
SITUAZIONE DEL PAESE
(Fonti : Alto Commissariato ONU per i rifugiati – CIA - Amnesty International)
Il regime politico dell’Azerbaijan, pur con la presenza in parlamento di vari partiti, non può definirsi democratico, visto lo sbilanciamento di poteri fra il parlamento ed il Presidente, a favore di quest’ultimo, ed in considerazione della poca attendibilità attribuita dagli osservatori internazionali alle elezioni sia parlamentari che presidenziali.
La corruzione nel paese è dilagante, come del resto è risultato dall’indagine condotta da “Trasparency International” che assegna al paese un rating pari a 2,3 su un massimo di 10, ponendolo al 143° posto su 180 paesi.
La libertà di stampa è teoricamente prevista dalla costituzione, ma in pratica essa è compressa dal Governo che controlla i principali mezzi di comunicazione.
I giornalisti indipendenti subiscono vessazioni ed aggressioni e perfino la prigione con accuse che vanno dalla calunnia alla diffamazione (che continuano ad essere reati penali), alla frode fiscale e al traffico di droga, come accaduto, fra gli altri, a Eynulla Fatullayev, Sakit Zakhidov, e Genimet Zakhidov.
A fine 2008 sono state chiuse le trasmittenti locali della BBC e di Radio Free Europe / Radio Liberty (RFE / RL), e Voice of America.
Anche la libertà religiosa è limitata, obbligando i culti non tradizionalmente presenti nel paese ad onerose registrazioni.
La libertà di associazione è limitata dall’obbligo di laboriose registrazioni per partiti di opposizione ed ONG. Anche l’attività sindacale è molto limitata.
Il sistema giudiziario è asservito al potere esecutivo, mentre sono diffusi arresti arbitrari ed altri abusi da parte della polizia, ed in particolare il ricorso alla tortura, specie nei confronti degli oppositori politici. Le carceri sono sovraffollate e tanti sono i casi segnalati di prigionieri che non ricevono adeguate cure mediche.
Un grave problema per l’Azerbaijan è costituito dal traffico di esseri umani, uomini, donne e minori, sia per scopi sessuali, soprattutto verso Turchia ed Emirati Arabi, sia per sfruttamento del lavoro, soprattutto verso la Russia. Si tratta di traffici sia con origine nel paese stesso, che di transito da Uzbekistan, Kyrgyzstan, Kazakhstan, e Moldova.
Altro grave problema che affligge l’Azerbaijan è la secessione del Nagorno-Karabakh, sostenuta dall’Armenia che occupa militarmente la regione. Il conflitto ha provocato lo sfollamento di circa 800.000 persone di etnia azera cacciate dall’Armenia e il Nagorno-Karabakh, e di circa 230.000 persone di etnia armena, cacciate dall’Azerbaijan in Armenia e Nagorno-Karabakh (cifre CIA).
Nel mese di novembre, il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura ha espresso preoccupazione per la mancata applicazione da parte dell'Azerbaijan dei principi della Convenzione contro la tortura nella legge e nella prassi, in particolare per non aver perseguito i responsabili delle torture. Il Comitato si è detto preoccupato anche per l'estradizione di ceceni verso la Federazione Russa e di curdi in Turchia, dove erano a rischio di tortura.

CASI INDIVIDUALI APERTI da Amnesty International

Ruslan Bessonov (nato il 28 aprile 1988), Maksim Genashilkin (nato il 15 marzo 1990) e Dmitri Pavlov (nato il 16 luglio 1989) sono stati arrestati il 14 marzo 2005 dalla polizia del 33° distretto nel quartiere di Surakhan nella capitale azera Baku. Essi sono stati accusati di aver ucciso un altro adolescente, Vusal Zeynalov, ma i loro genitori sono stati informati dell’arresto dei loro figli solo otto ore più tardi. A Ruslan Bessonov e Dmitri Pavlov è stato concesso di parlare con i loro avvocati solo 48 ore dopo il loro arresto a mezzogiorno circa, il 16 marzo, mentre Maksim Genashilkin si è incontrato con il suo avvocato, il 17 marzo.
Nelle testimonianze rese ai loro genitori, i ragazzi sostengono che sono stati torturati e maltrattati dopo il loro arresto. Nella testimonianza dettata a sua madre, Ruslan Bessonov ha dichiarato che il 14 marzo 2005 nel 33° distretto di polizia nel quartiere di Surakhan, la polizia e gli investigatori lo hanno colpito in testa, al volto e allo stomaco. Secondo la sua dichiarazione, il giorno dopo gli investigatori di polizia lo hanno battuto con pugni, schiaffi e manganellate alla testa, al viso, all’addome, alla schiena, alle gambe, alle ginocchia, alle palme dei piedi e ai calcagni, lo hanno impiccato per le gambe, si sono seduti sul suo petto. Gli investigatori di polizia avrebbero anche minacciato di usare le scosse elettriche su di lui, di strappargli le sue unghie, di colpire i suoi genitali e di uccidere sua madre.
Secondo i parenti di Maksim Genashilkin e Dmitri Pavlov, il 14 marzo 2005 nella stessa stazione di polizia, gli investigatori di polizia hanno colpito Maksim Genashilkin alle gambe e allo stomaco, provocando la perdita di coscienza almeno due volte, mentre hanno picchiato Dmitri Pavlov in testa, viso e gambe, lo hanno minacciato di tortura, tra cui le scosse elettriche, di spezzargli le gambe e le costole e di percuoterlo con manganelli di gomma, e hanno minacciato di danneggiare la sua famiglia.
Il 20 aprile 2007, è stato arrestato il giornalista indipendente Eynulla Fatullayev, accusato di diffamazione, giudicato e condannato a due anni e mezzo di reclusione dalla Corte Distrettuale di Yasamal, sulla base dei commenti pubblicati su un sito web nel mese di febbraio che sono stati attribuiti a lui. Quella sera, un collega che ha testimoniato in difesa di Eynulla Fatullayev è stato aggredito da due uomini che egli ha ricordato fossero in aula quel giorno. Eynulla Fatullayev è stato condannato ad otto anni e mezzo di reclusione con l'accusa di terrorismo, di incitamento all'odio etnico ed evasione fiscale.
I commenti attribuiti a Eynulla Fatullayev sostenevano che sia forze azerbaijane che armene erano responsabili del massacro di centinaia di civili di etnia azera del villaggio di Xocalı nel 1992, durante la guerra 1991-1994 nel Nagorno-Karabakh. Tali commenti sono stati ben presto diffusi su altri siti web, ed hanno suscitato le proteste di circa 100 persone fuori del suo ufficio del giornale. Il tribunale ha stabilito che egli aveva diffamato sia la popolazione di Xocalı che i veterani di guerra azeri.
Il 22 maggio è stato aperto un altro procedimento penale contro Eynulla Fətullayev. Il Procuratore di Stato, Zakir Qaralov, ha affermato che un articolo pubblicato in marzo su Realny Azerbaydzhan, che ha criticato il governo per il sostegno della risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che condanna lo sviluppo di armamenti nucleari in Iran e che elencava siti in Azerbaigian che avrebbero potuto essere obiettivi di azioni militari iraniane, ha costituito una minaccia di azioni terroristiche contro l'Azerbaijan.
Nel settembre 2007, gli investigatori hanno inoltre avviato un procedimento penale per frode fiscale nei confronti di Eynulla Fatullayev. Essi hanno sostenuto che entrambi i quotidiani dovevano imposte pari a circa US $ 280.000, e Eynulla Fatullayev è stato successivamente multato di circa US $ 235.000. L'avvocato di Eynulla Fatullayev ha detto che nei calcoli era stato omesso di prendere in considerazione le spese di funzionamento degli uffici dei giornali. Le organizzazioni rappresentanti i diritti della stampa presenti al processo hanno segnalato diverse irregolarità durante il processo. Il tribunale ha inoltre approvato la definitiva confisca di computer appartenenti ai giornali, ed essi sono stati rimossi nel mese di maggio da parte del Ministero della Sicurezza Nazionale.
La Corte per i gravi crimini ha condannato Eynulla Fatullayev a otto anni e mezzo di reclusione il 30 ottobre 2007 con l'accusa di terrorismo, di incitamento all'odio etnico ed evasione fiscale. La mancanza di prove plausibili suggeriscono che tali accuse siano politicamente motivate, e rappresentino l'ultima fase di una serie di violazioni del diritto alla libertà di espressione in Azerbaijan.
A gennaio 2009, Hakimeldosu Mehdiyev, Elman Abbasov e Mehman Mehdiyev, corrispondenti dell'Ngo, Istituto per la libertà e la sicurezza dei giornalisti, e Malahat Nasibova, corrispondente di Radio Free Europe/Radio Liberty, sarebbero stati aggrediti dalle autorità locali che hanno loro impedito di fare riprese mentre indagavano sulle segnalazioni di abusi a opera della polizia nel villaggio di Heydarabad. Hakimeldosu Mehdiyev ha denunciato di essere stato picchiato dalla polizia locale e quindi costretto a salire sulla sua auto ed espulso dal villaggio.
Nel mese di novembre 2009, un tribunale di Baku ha condannato due noti attivisti giovanili, Emin Abdullayev (un blogger conosciuto come Emin Milli) e Adnan Hajizade, rispettivamente a 30 e 24 mesi di reclusione, a seguito dell'incriminazione per vandalismo e lesioni personali lievi. A quanto sembra, le accuse sono state inventate per punire le loro opinioni non violente di dissenso, nel quadro di un costante giro di vite a danno delle voci critiche verso il governo.


BIELORUSSIA

 

Capitale                       Minsk    
Popolazione                    9.662.000 (fonte ONU – UNHCR) 
Capo di Stato                  Aleksandr LUKASHENKO (da 20/07/1994)

Capo del Governo                                   Sergey SIDORSKIY           (da 19/12/2003)

Risorse naturali                foreste, depositi di torba, piccole quantità di petrolio e gas naturale, granito, pietra calcarea dolomitica, marna, gesso, sabbia, ghiaia, argilla
Indipendenza                   25/08/1991       (dall’URSS)
Partiti in Parlamento          non noto       (fonte CIA)
Pena di morte                  mantenitore      (A.I.)
Indice rispetto lib. civili    6 su 7 (1 max)  (fonte ONU - UNHCR)
Indice rispetto dir. politica  7 su 7 (1 max)  (fonte ONU - UNHCR)
Indice di democrazia           3,34 su 10      posiz. nel mondo 132 su 167                                      
(classificaz. = “regime autoritario”)        (fonte The Economist)
Indice di libertà di stampa    91 su 100 (1 max) pos. nel mondo 188 su 195

(classificaz. = “non libera”)
(fonte freedom house 2009)

Indice percez. Corruzione              2,4 su 10      posiz. nel mondo 139 su 180

                                       (fonte Trasparency International)   

Indice di sviluppo umano 2009  0,826           posiz. nel mondo 68 su 182                   (fonte: Progr. di Sviluppo - ONU)
Migrazione ann. media 2005-10  -2.000
(fonte:United Nations Department of Economic and Social Affairs/Population Division)

 

STORIA
(fonti: Alto Commissariato ONU per i rifugiati – CIA)

La bielorussia  raggiunse l’indipendenza nel 1991 dopo secoli di dominazioni straniere, prima della Polonia, poi dell’Impero russo ed infine dell’Unione Sovietica.

Dopo la presidenza provvisoria dal 1991 al 1994 di Stanislau Shushkevich, nel 1994 fu eletto presidente Alyaksandr Lukashenko, strettamente legato ai servizi segreti, che mantiene ancora la carica.

La carica di Lukashenko fu prorogata con referendum fino al 2001, quando nuove elezioni videro la sua riconferma fra accuse al presidente di aver messo a tacere i suoi oppositori con l’ausilio di “squadre della morte”. Fra il 1999 ed il 2000 quattro uomini, politici e giornalisti, che erano stati critici nei confronti del governo, erano scomparsi. Secondo osservatori stranieri quelle elezioni non furono libere. Secondo dati del governo Lukashenko aveva avuto il 75% dei voti, mentre gli exit poll gli attribuivano il 47% dei voti, contro il 41% dell’avversario, il che, per legge,  avrebbe richiesto un ballottaggio. Nel 2002 il presidente ha poi lanciato una campagna nei confronti di coloro che gli si erano opposti alle elezioni.

Nel 2005 Lukashenko ha rafforzato i poteri dei servizi di sicurezza, introducendo, fra l’altro, una norma che consente agli stessi l’uso delle armi contro i manifestanti.

Nel 2006 il presidente è stato riconfermato. Ancora una volta, secondo l’OSCE, si è trattato di elezioni non libere. Le opposizioni hanno subito forti repressioni, con aggressioni ed arresti, fra cui quello di Alyaksandr Kazulin, a favore del quale Amnesty International ha svolto una campagna.

Per le elezioni presidenziali del 2006 nel paese si sono svolte manifestazioni di protesta, con l’arresto di centinaia di protestanti, fra cui Kazulin, condannato a cinque anni e mezzo di carcere, ma rilasciato nel 2008.

Le elezioni parlamentari tenutesi sotto la presidenza Lukashenko sono state fortemente criticate dagli osservatori internazionali. In parlamento, infatti, non sono mai entrati partiti che rappresentino l’opposizione al presidente.

Sono state esercitate notevoli pressioni da parte della Russia affinché la Bielorussia paghi prezzi più alti per il gas naturale d’importazione e per scambi commerciali con la Russia più favorevoli a questa, con conseguente possibilità di un indebolimento di Lukashenka, il cui regime è tuttavia rimasto inalterato.

 

ECONOMIA
(fonti CIA, FMI, Banca Mondiale, Programma di Sviluppo ONU)

PIL P.C. PPA 2009              $ 12.737  (mondo $ 10.000 c.a.) Fonte FMI
Crescita PIL                   2009 =  0,2%         (fonte CIA)
2008 = 10,0%         (fonte CIA)
2007 =  8,6%         (fonte CIA)
Inflazione                     2009 = 13,0%         (fonte CIA)
2008 = 14,8%         (fonte CIA)
tasso di disoccup. 2008        1,0%                 (fonte CIA)
Indice di Gini 1992-2007            27,9  (fonte Progr. di Sviluppo – ONU)   

 

La Bielorussia ha visto una piccola riforma strutturale nel 1995, quando il Presidente Lukashenko ha lanciato il paese sulla strada del "socialismo di mercato". In linea con questa politica, LUKASHENKO ha ristabilito controlli amministrativi sui prezzi e i tassi di cambio e ha ampliato il diritto dello stato ad intervenire nella gestione delle imprese private.

Dal 2005, il governo ha ri-nazionalizzato una serie di imprese private. Inoltre, le imprese sono state oggetto di pressioni da parte del governo centrale e di quelli locali, con modifiche arbitrarie dei regolamenti, ispezioni, rigorosa applicazione retroattiva dei nuovi regolamenti relativi alle attività commerciali, ed arresti di "pericolosi" imprenditori.

Una profonda politica redistributiva ha aiutato le famiglie più povere, il coefficiente di Gini è tra i più bassi nel mondo (27,9 cosa che indica una distribuzione del reddito tendente all’equo).

A causa di queste politiche economiche restrittive, la Bielorussia ha avuto problemi ad attirare investimenti esteri. Tuttavia, le statistiche mostrano che la crescita del PIL è stata forte negli ultimi anni, raggiungendo il 10% nel 2008, ma  con una brusca frenata nel 2009 (0,2%).L’inflazione si è mantenuta alta: 14,8% nel 2008 e 13,0% nel 2009.

La Bielorussia riceve dalla Russia petrolio e gas naturale a prezzi scontati e molta parte della sua crescita può essere attribuita alla ri-esportazione di petrolio russo a prezzi di mercato.

La recente politica della Russia di portare i prezzi dell'energia per la Bielorussia a livelli del mercato mondiale può determinare un rallentamento della crescita economica della Bielorussia per i prossimi anni.

                         
SITUAZIONE DEL PAESE
(Fonti : Alto Commissariato ONU per i rifugiati – CIA - Amnesty International)
La costituzione della Bielorussia fornisce al presidente poteri superiori a quelli del Parlamento, poiché i decreti presidenziali sono giuridicamente prevalenti sulle leggi.

Peraltro, i partiti politici di opposizione non sono rappresentati in parlamento.

La libertà di stampa è fortemente limitata. I media di stato, compresa la televisione, sono condizionati dal presidente, mentre quelli indipendenti subiscono forti condizionamenti e censure, oltre che vessazioni. Nel 2008 i servizi segreti, che portano ancora il nome di KGB, hanno perquisito le abitazioni di più di una dozzina di  giornalisti indipendenti e confiscati gli hard disk di alcuni di loro. Anche i siti internet sono sottoposti alle stesse restrizioni.

La costituzione garantisce la libertà religiosa, tuttavia mediante l’obbligo di registrazione vengono posti vincoli e limitazioni a tali libertà. L’unico culto che gode di una certa libertà è quello cristiano ortodosso.

Forti sono le limitazioni alla libertà di associazione e riunione. Le manifestazioni pubbliche vengono sistematicamente vietate ed interrotte anche con l’arresto dei partecipanti. Le ONG subiscono gravi limitazioni e centinaia di esse sono state costrette a chiudere. Nel 2005 un decreto presidenziale prevede l’arresto per chi partecipi a partiti politici o altre organizzazioni non autorizzate e per i responsabili di organizzazioni che si rifiutino di chiudere. Le stesse limitazioni vigono nei confronti dei sindacati.

Anche l’indipendenza del sistema giudiziario è limitata dalla forte influenza del governo sui giudici, che si verifica soprattutto nel caso di processi politici.
La polizia fa ricorso sistematicamente a torture e pestaggi.

La libertà di movimento è limitata dall’esistenza del “passaporto interno”, mentre esiste una “black list” di circa 100.000 persone che non possono lasciare il paese.

Le persone di etnia polacca e rom sono spesso soggette a discriminazioni.

Le donne sono poco rappresentate a livello politico, mentre si rileva il fenomeno del traffico delle donne a fini di prostituzione.

Il 25 marzo 2008, secondo quanto riportato, le forze di sicurezza sono ricorse a un uso eccessivo della forza contro manifestanti che si erano radunati nella capitale Minsk per commemorare la Giornata della Libertà (l'anniversario della creazione della Repubblica popolare bielorussa nel 1918). Circa 100 manifestanti sono stati detenuti e conseguentemente condannati al pagamento di un'ammenda o trattenuti in detenzione amministrativa. Le autorità sono intervenute in modo inedito contro i giornalisti che stavano dando copertura della manifestazione. Tra i detenuti figuravano Andrey Lyankevich, un fotoreporter del quotidiano Nasha Niva (Terra che ci nutre), il quale ha riferito di essere stato percosso. Egli è stato incriminato per organizzazione e partecipazione a un raduno non autorizzato. È stato rilasciato il 27 marzo 2008.

CASI INDIVIDUALI APERTI da Amnesty International

Vasily Yuzepchuk e un altro uomo sono stati arrestati nel gennaio 2008 con l'accusa di omicidio di primo grado, dopo l'assassinio di sei donne anziane, tra il novembre 2007 e gennaio 2008. Il 29 giugno, sono stati giudicati colpevoli dal tribunale regionale di Brest e Vasily Yuzepchuk è stato condannato a morte. Il suo avvocato si appellerà alla Corte suprema Il secondo uomo è stato accusato di essere suo complice e condannato al carcere a vita.

Andrei Zhuk e un secondo uomo sono stati accusati dell’assassinio di un uomo e una donna che sono stati uccisi il 27 febbraio 2009. Essi sono stati uccisi mentre trasportavano denaro per pagare gli stipendi dei lavoratori presso l'azienda per cui lavoravano. Il 17 luglio, Andrei Zhuk e il secondo uomo sono stati giudicati colpevoli dal tribunale regionale di Minsk; il 22 luglio, il tribunale ha condannato Andrei Zhuk a morte e il secondo uomo al carcere a vita.

Il 7 luglio 2009, la corte distrettuale di Asipovichi, nella regione di Mahilyow, ha condannato Artsyom Dubski a un anno di carcere; il 15 giugno, Maxim Dashuk è stato condannato a un anno e tre mesi di "libertà limitata" dal tribunale distrettuale di Maskouski, a Minsk. Entrambi sono stati condannati per aver violato i termini di precedenti condanne, imposte loro per aver preso parte alla protesta del gennaio 2008. Amnesty International li considera entrambi prigionieri di coscienza. I giovani erano due delle 11 persone condannate a periodi di "libertà limitata" fino a due anni, per "partecipazione o organizzazione di azioni che hanno causato grave disturbo all'ordine pubblico". Alla data di novembre 2009, cinque degli 11 condannati hanno beneficiato di un'amnistia, uno ha ottenuto riduzioni delle restrizioni e tre sono rimasti all'estero.

GEORGIA

 

Capitale                       Tbilisi        
Popolazione                    4.989.000(fonte GLOBAL GEOGRAFIA)   
Capo di Stato                  Mikheil SAAKASHVILI  (da 25/01/2004)

Capo del Governo                                   Nikoloz GILAURI             (da 06/02/2009)  

Risorse naturali               foreste, energia idroelettrica, manganese, ferro, rame, carbone, petrolio
Indipendenza                   09/04/1991
Partiti in Parlamento          sistema multipartitico    (fonte CIA)
Pena di morte                  abolizionista per tutti i reati (A.I.)
Indice rispetto lib. civili    4 su 7 (1 max)  (fonte ONU - UNHCR)
Indice rispetto dir. politici  4 su 7 (1 max)  (fonte ONU - UNHCR)
Indice di democrazia           4,62 su 10 (10 max) pos. nel mondo 104 su 167                                       classificaz. = “regime ibrido”           (fonte The Economist)
Indice di libertà di stampa    60 su 100 (1 max) pos. nel mondo 128 su 195

(classificaz. = “parzialmente libera”)
(fonte freedom house 2009)

Indice percez. Corruzione              4,1 su 10 (10 max.) pos. nel mondo 66 su 180

                                       (fonte Trasparency International)   

Indice di sviluppo umano 2009  0,778 (1 max)  posiz. nel mondo 89 su 182                   (fonte: Progr. di Sviluppo - ONU)
Migrazione ann. media 2000-05  -49.600                                 (fonte United Nations Department of Economic and Social Affairs/Population Division)  

STORIA
(fonti: Alto Commissariato ONU per i rifugiati – CIA)

Già nel primo secolo dopo Cristo l’attuale Georgia era un regno, divenuto vassallo di Roma.
Successivamente la Georgia attraversò periodi alterni, fra l’indipendenza e le dominazioni persiane, turche ed arabe. Alla fine del primo millennio la Georgia conquistò in maniera duratura l’indipendenza, finchè, all’inizio del XIX° secolo, la Georgia fu inglobata nell’impero russo.
Durante la rivoluzione bolscevica russa la Georgia dichiarò la propria indipendenza e fu proclamata la Repubblica Democratica di Georgia, controllata dai menscevichi e basata su un sistema multipartitico, in contrasto con quanto instaurato dai bolscevichi in Russia.
Nel 1921, tuttavia, l’esercito russo invase la Georgia, annettendola alla Repubblica Transcaucasica (che includeva le attuali Armenia e Azerbaijan).
Nel 1936 fu ricostituita la Georgia indipendente, divenendo la Repubblica Socialista Sovietica Georgiana nell’ambito dell’Unione Sovietica.
Durante il periodo sovietico la Georgia fu a lungo attraversata da movimenti indipendentisti con conseguenti scontri con l’esercito sovietico, deportazioni ed uccisioni.
Già nell’ottobre del 1990 si erano svolte in Georgia elezioni parlamentari multipartitiche e democratiche e nell’aprile del 1991 la Georgia si proclamò indipendente, non aderendo neppure alla comunità degli stati indipendenti (CSI).
Subito dopo l’indipendenza scoppiarono movimenti separatisti in Abkhazia e in Ossezia del sud, appoggiati apertamente della Russia. Le guerre civili in queste due regioni provocarono nei primi anni 90 decine di migliaia di morti e centinaia di migliaia di sfollati.
Dal 1992 al 2003 presidente della Georgia fu Eduard Shevardnadze, che, nell’ultimo periodo dell’Unione Sovietica, era stato ministro degli esteri di quest’ultima. Nel 2003 la così detta “rivoluzione delle rose” provocò la caduta di Shevardnadze, a cui successe, dal gennaio 2004, l’attuale presidente Saakashvili, che poi vinse le elezioni parlamentari nello stesso anno e nel 2008 (elezioni anticipate), mentre il suo nuovo partito conquistava la maggioranza in parlamento.
Così come era avvenuto durante la presidenza Shevardnadze, anche le elezioni del periodo Saakashvili sono state criticate dall’OSCE, i cui osservatori hanno rilevato brogli, nonché vessazioni e minacce verso l’opposizione.
Nell’agosto del 2008 la Russia intervenne militarmente in Ossezia del sud, invadendo non solo questa, ma anche zone contigue non facenti parte dell’Ossezia.
La Russia ha riconosciuto l’indipendenza di Abkhazia ed Ossezia del sud.

 

ECONOMIA
(fonti CIA, FMI, Banca Mondiale, Programma di Sviluppo ONU)
PIL P.C. PPA 2009 (stima)      $ 4.757   (mondo $ 10.000 c.a.)(fonte FMI)
Crescita PIL                   2009 = -7,0 (stima)  (fonte CIA)
2008 =  2,1%         (fonte CIA)
2007 = 12,3%         (fonte CIA)
Inflazione                     2009 =  1,7% (stima) (fonte CIA)
2008 = 10,0%         (fonte CIA)
tasso di disoccup. 2009        16,4%                (fonte CIA)
Indice di Gini 1992-2007            40,8      (fonte Progr. di Sviluppo – ONU)    

Negli anni 2006 e 2007 il PIL della Georgia è molto cresciuto in percentuale, pur dovendosi tener conto che il paese parte da un PIL piuttosto basso. In buona parte questa crescita è da attribuire agli investimenti di provenienza estera e al sostegno della spesa pubblica. La crisi mondiale ha fortemente contribuito ad un calo della crescita nel 2008.
Particolarmente fiorente è in Georgia l’agricoltura, soprattutto per i vigneti e gli agrumeti. Le ingenti risorse idriche, inoltre, le forniscono notevoli quantità di energia idroelettrica, importanti per un paese importatore di gas e petrolio. Recentemente nel paese sono state realizzate nuove centrali idroelettriche. Poiché la Georgia costituisce un punto di passaggio di oleodotti e gasdotti, una interessante fonte di reddito è costituita dai diritti per il loro passaggio.
La Georgia sta realizzando importanti riforme, soprattutto quella fiscale, tradizionalmente un punto debole del paese, e quella della pubblica amministrazione. 

SITUAZIONE DEL PAESE
(Fonti : Alto Commissariato ONU per i rifugiati – CIA - Amnesty International)
In atto il panorama politico della Georgia vede il dominio del partito di Saakashvili, il “Movimento Nazionale”.
Esistono numerosi partiti d’opposizione che però, apparentemente, non raccolgono molte adesioni, anche se da parte del difensore civico sono state segnalate parecchie aggressioni nei confronti di attivisti di movimenti d’opposizione.
La corruzione rappresenta un problema particolarmente grave in Georgia. L’attuale governo proclama che si sta impegnando contro questo stato di cose, considerando prioritaria la sconfitta della corruzione.
Negli ultimi anni vi sono stati molti arresti di funzionari pubblici e sono stati attivati severi controlli negli enti pubblici.
La libertà di stampa e la libertà di associazione in Georgia sono teoricamente garantite, ma nella realtà subiscono limitazioni per le pressioni messe in atto dalle autorità. Clamore ha fatto il caso della emittente televisiva IMEDI TV i cui dirigenti, dopo il cambio di proprietà, sono stati licenziati e le cui trasmissioni sono state sospese dalle autorità.            
Dopo le riforme anti corruzione la polizia sembra aver abbandonato le vecchie pratiche di fermare gli automobilisti per sottoporli a tangenti, ma ancora da parte del difensore civico vengono mosse accuse alla polizia di vessazioni e torture nei riguardi di arrestati.
Un problema è rappresentato dalla violenza domestica, cui si sta tentando di porre rimedio con una nuova legge più protettiva per le vittime e più severa per chi commette aggressioni. Anche il traffico di donne a fini di prostituzione rappresenta un problema per la Georgia.

CASI INDIVIDUALI APERTI da Amnesty International

Nessun caso individuale in atto.

 

KAZAKISTAN

 

Capitale                       Astana         
Popolazione                    15.880.000 (fonte ONU – UNHCR)
Capo di Stato                  Nursultan A. NAZARBAYEV (da 01/12/1991)

Capo del Governo                                   Karim MASIMOV            (da 10/01/2007)       

Risorse naturali               Grano, cotone, petrolio, carbone, ferro, manganese, cromite, piombo, zinco, rame, titanio, bauxite, oro, argento, fosfati, zolfo.
Indipendenza                   16/12/1991
Partiti in Parlamento          Sistema multipartitico    (fonte CIA)
Pena di morte                  Abolizionista per i reati ordinari (A.I.)
Indice rispetto lib. civili    6 su 7 (1 max)  (fonte ONU - UNHCR)
Indice rispetto dir. politici  5 su 7 (1 max)  (fonte ONU - UNHCR)
Indice di democrazia           3,45 su 10      posiz. nel mondo 127 su 167                                      
(classificaz. = “regime autoritario”)        fonte The Economist
Indice di libertà di stampa    78 su 100 (1 max) pos. nel mondo 168 su 195

(classificaz. = “non libera”)
(fonte freedom house 2009)

Indice percez. Corruzione   2008   2,2 su 10      posiz. nel mondo 145 su 180

                                       (fonte Trasparency International)   

Indice di sviluppo umano 2007  0,804           posiz. nel mondo 82 su 182                   (fonte: Progr. di Sviluppo - ONU)
Migrazione ann. media 2005-10  -20.000 (fonte United Nations Department of Economic and Social Affairs/Population Division)

 

 

STORIA
(fonti: Alto Commissariato ONU per i rifugiati – CIA)

Il Kazakistan divenne parte dell’impero russo fra gli anni 1820 e 1850. Dopo la caduta dell’impero zarista ebbe un breve periodo di indipendenza, terminato nel 1919, quando fu incorporato dalla Russia. Nel 1920 ottenne lo stato di repubblica autonoma russa, assumendo nel 1936 il nome di Repubblica Socialista Sovietica del Kazakistan.

Negli anni 50 e 60 del secolo ventesimo, la politica agricola dell’URSS, con il programma “Terre vergini”, incoraggiò grandi emigrazioni di contadini verso il Kazakistan, che rafforzò così la propria posizione di grande granaio. Ciò portò alla presenza di un gran numero di non kazaki nel paese, fino a diventare la maggioranza, poi costretti ad emigrare a partire dal 1991, con l’indipendenza.

Nel 1990, poco prima dell’indipendenza, era stato eletto presidente il Leader del Partito Comunista kazako Nursultan Nazarbayev, poi confermato dopo l’indipendenza, nel 1991.

Il mandato di Nazarbayev sarebbe dovuto scadere nel 1996, ma nel 1995 un referendum, con il 95% dei voti, prolungò il mandato fino al 2000 e rafforzò i poteri del presidente.

Nello stesso anno le elezioni legislative videro la conquista di quasi tutti i seggi da parte dei partiti che sostenevano il presidente.

Nel 1998 il parlamento approvò una modifica alla costituzione che portava a sette anni la durata del mandato del presidente, ed  anticipò le elezioni presidenziali dal dicembre 2000 al gennaio 1999. Il suo principale avversario fu escluso per un cavillo e lui fu eletto con l’80% dei voti.

Nel 2001 si era costituito un partito d’opposizione, i cui fondatori furono imprigionati nel 2002. Il partito fu poi sciolto, con sentenza del tribunale, nel 2005.

Nel 2004 si sono svolte le elezioni legislative, che hanno visto l’assegnazione di tutti i seggi, tranne uno, ai partiti vicini al presidente. Le elezioni sono state criticate dagli osservatori internazionali, ed in particolare dall’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa).

Il presidente Nazarbayev è stato rieletto nel 2005 con il 91% dei voti, in elezioni ancora una volta criticate dall’opposizione per brogli ed intimidazioni.

Nel dicembre 2005 si verificarono il sospetto suicidio di Zamanbek Nurkadilov e l’omicidio di Altynbek Sarsenbayev, due leader dell’opposizione.

Nel 2007 una nuova riforma costituzionale ha abolito i limiti di rielezione del presidente, aprendogli le porte alla presidenza a vita, ed ha modificato la legge elettorale. Le elezioni tenutesi successivamente hanno visto entrare in parlamento i soli partiti vicini al presidente.

ECONOMIA
(fonti CIA, FMI, Banca Mondiale, Programma di Sviluppo ONU)
PIL P.C. PPA 2009 (stima)      $ 12.358(mondo $ 10.000 c.a.)(fonte FMI)
Crescita PIL                   2009 = 1,0 (stima)   (fonte CIA)
2008 = 3,3%          (fonte CIA)
2007 = 8,9%          (fonte CIA)
Inflazione                     2009 =  7,3%         (fonte CIA)
2008 = 17,1%         (fonte CIA)
tasso di disoccup. 2009        6,3%                 (fonte CIA)
Indice di Gini 1992-2007            33,9  (fonte Progr. di Sviluppo – ONU)   

Il Kazakistan, la più grande delle ex repubbliche sovietiche, esclusa la Russia, dispone di enormi riserve di combustibili fossili e di altri minerali e metalli nonché di una florida agricoltura, con ampie produzioni di grano, e di un grande allevamento di bestiame.

Il settore industriale del Kazakistan si basa sulla estrazione e la lavorazione di queste risorse naturali.

Il paese ha goduto di una crescita a doppia cifra nel 2000-01 e dell'8% o più l'anno dal 2002 al 2007, in gran parte grazie al suo settore energetico in forte espansione, ma anche per la riforma economica, buoni raccolti, e l’aumento degli investimenti esteri. La crescita è, tuttavia, rallentata al 3,3% nel 2008 E all’1% nel 2009 a causa del calo del prezzo del petrolio e della crisi dell’economia mondiale.

L'inflazione ha raggiunto il 10% nel 2007 ed il 17% nel 2008, ma è calata al 7,3% nel 2009.

Nel settore dell'energia, l'apertura nel 2001 dell’oleodotto del Caspian Pipeline Consortium, dal giacimento di Tengiz nel Kazakistan occidentale al Mar Nero, ha considerevolmente aumentato la capacità di esportazione. Nel 2006, il Kazakistan ha completato il tratto Atasu-Alashankou di un oleodotto verso la Cina, che in futuro si estenderà dalla costa del Mar Caspio al confine con la Cina.

Il paese ha avviato una politica industriale volta a diversificare l'economia e cancellare l’eccessiva dipendenza dal settore petrolifero, sviluppando il suo potenziale di produzione.

E’ stato modificato il sistema fiscale sulle società a favore dell'industria nazionale, come mezzo per ridurre l'influenza degli investimenti stranieri e di personale straniero.

Il governo si è impegnato in numerosi contenziosi con le compagnie petrolifere straniere nei riguardi degli accordi di produzione.

Dal 2007 Astana ha fornito un sostegno finanziario al settore bancario che è stato alle prese con la scadente qualità dell'attivo e forti  prestiti esteri.

                                    
SITUAZIONE DEL PAESE
(Fonti : Alto Commissariato ONU per i rifugiati – CIA - Amnesty International)
La corruzione costituisce un grave problema per il Kazakistan. Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti sta indagando su uno scandalo, il così detto Kazakhgate, relativo al presunto versamento di tangenti da parte di compagnie petrolifere statunitensi per ottenere contratti vantaggiosi.

La libertà di stampa è molto limitata dalle pressioni, le vessazioni e gli arresti nei confronti di giornalisti da parte delle autorità, anche con il ricorso alle denunce per diffamazione, che, per la legge del paese, è reato perseguibile penalmente.

La libertà religiosa è rispettata per le grandi religioni, mentre le piccole religioni sono spesso limitate nella loro libertà anche in ottemperanza delle leggi antiterrorismo.

La libertà di associazione ha subito spesso limitazioni. Le ONG subiscono controlli e vessazioni anche di carattere fiscale. Nel marzo 2008 si sono verificati arresti per una manifestazione non autorizzata contro gli espropri di alloggi.

La magistratura è asservita al potere politico, e risulta spesso condizionata dalla corruzione.

La polizia gode di ampi poteri, con arresti illegali ed il ricorso frequente alla tortura.

Malgrado le libertà d’impresa e di proprietà siano garantite, la corruzione politica vigente lascia la concentrazione del potere economico nella mani di pochi funzionari governativi.

La violenza sulle donne, specie familiare, è dilagante, senza che le autorità intervengano. Grave è inoltre il problema del traffico di donne a fini di prostituzione.

CASI INDIVIDUALI APERTI da Amnesty International

Nonostante le modifiche apportate ai codici penale e di procedura penale per porre un freno alle pratiche illegittime, alla tortura e altri maltrattamenti hanno continuato a essere ampiamente diffusi. Non è cessata la prassi di ammettere come prova nei processi penali confessioni presumibilmente estorte sotto tortura, nonché la detenzione non registrata di persone oltre le tre ore consentite dal diritto interno. Non è stata affrontata la mancanza di una chiara definizione di detenzione, a dispetto delle raccomandazioni del Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura del novembre 2008.
A giugno, un tribunale della capitale Astana ha condannato Dmitri Tian e Oleg Evloev rispettivamente a 25 anni di reclusione e all'ergastolo per l'omicidio premeditato di una donna e dei suoi tre bambini. Entrambi gli uomini hanno affermato di non aver commesso gli omicidi ma di essere stati torturati durante la detenzione per costringerli a confessare. Secondo osservatori del processo, il giudice ha ordinato alla giuria di non prendere in considerazione le accuse di tortura. A quanto sembra, una videoregistrazione effettuata dalla polizia dopo l'arresto di Oleg Evloev, che lo mostrava coperto di lividi, è stata "smarrita" dal pubblico ministero. Nel mese di novembre, la Corte suprema ha respinto i ricorsi presentati da entrambi gli imputati. In merito alle accuse di tortura non sono state condotte indagini.
A Inessa Karkhu, una ragioniera che, dal 2007, sta scontando una condanna a otto anni di reclusione per frode, sono state ancora una volta rifiutate le cure mediche necessarie per il glaucoma di cui soffre, una malattia che provoca progressivamente seri danni alla vista. Le sue condizioni sono peggiorate nel corso dell'anno e si è temuto che potesse diventare cieca se non fosse stata curata urgentemente. Poteva contare soltanto sulle medicine che le portavano i familiari ma questo è diventato difficile dopo il suo trasferimento in un carcere della città di Almaty, distante circa 1000 km dalla capitale Astana. A seguito della pressione internazionale, a novembre Inessa Karkhu è stata visitata da un oculista indipendente, che ha rilevato che la malattia era progredita in modo significativo e che aveva colpito entrambi gli occhi. Ciononostante, a dicembre Inessa Karkhu non era ancora stata sottoposta al trattamento consigliato dal medico.

A settembre, nella città di Almaty, agenti dell'Nss, armati e a volto coperto, hanno compiuto un'irruzione notturna nelle case di tre rifugiati e due richiedenti asilo provenienti dall'Uzbekistan. Gli agenti, che non si sono qualificati, hanno arrestato gli uomini e li hanno condotti per l'interrogatorio in una località non identificata, in seguito individuata come la sede dell'Nss, ad Almaty. Secondo quanto riferito, gli uomini sono stati ammanettati e percossi, procurando a uno di loro la frattura del naso, e sono stati incappucciati con sacchetti di plastica. Essi hanno dichiarato che gli agenti li avevano minacciati di estradizione verso l'Uzbekistan, a quanto pare per l'omicidio di un poliziotto. Diverse ore più tardi sono stati rilasciati senza alcuna accusa. Durante il fermo è stato loro negato il permesso di contattare le famiglie, un avvocato o l'Unhcr, l'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati. Un portavoce dell'Nss ha in seguito negato qualsiasi uso eccessivo della forza e ha descritto l'incursione e gli arresti come un semplice controllo dei documenti.

 


KIRGHIZISTAN

 

 

Capitale                       Bishkek        
Popolazione                    5.300.000        (fonte ONU – UNHCR)
Capo di Stato                  Roza OTUNBAEVA (da 07/04/2010)

Capo del Governo                                   Roza OTUNBAEVA  (da 14/07/2010)    

Risorse naturali               legname, cotone, tabacco, oro, mercurio, uranio,  gas naturale
Indipendenza                   31/08/1991
Partiti in Parlamento          Sistema multipartitico    (fonte CIA)
Pena di morte                  abolizionista per i reati ordinari  (A.I.)
Indice rispetto lib. civili    5 su 7 (1 max)  (fonte ONU - UNHCR)
Indice rispetto dir. politici  6 su 7 (1 max)  (fonte ONU - UNHCR)
Indice di democrazia           4,08 su 10      posiz. nel mondo 111 su 167                                       
(classificaz. = “Regime ibrido”)        fonte The Economist
Indice di libertà di stampa    72 su 100 (1 max) pos. nel mondo 158 su 195

(classificaz. = “non libera”)
(fonte freedom house 2009)

Indice percez. Corruzione              1,9 su 10      posiz. nel mondo 162 su 180

                                       (fonte Trasparency International)   

Indice di sviluppo umano 2007  0,710           posiz. nel mondo 120 su 182                   (fonte: Progr. di Sviluppo - ONU)
Migrazione ann. media 2005-10  -15.000                               (fonte United Nations Department of Economic    and Social Affairs/Population Division)

STORIA
(fonti: Alto Commissariato ONU per i rifugiati – CIA)

Dopo essere stato per secoli terra di conquista contesa fra mongoli e cinesi, il Kirghizistan fu conquistato dalla Russia nel 1865.

Dopo la rivoluzione sovietica il Kirghizistan entrò a far parte della Federazione Russa, e nel 1936 divenne una Repubblica Socialista Sovietica.

Nel 1990 era stato eletto presidente Askar Akayev.

Nel 1991, con la dissoluzione dell’URSS, il Kirghizistan divenne indipendente, e subito dopo fu riconfermato alla presidenza Akayev.

Nel 2000 Akayev fu rieletto con il 75% dei voti, in elezioni fortemente contestate con l’accusa di brogli elettorali.

Nel 2005 un forte movimento popolare, con violente manifestazioni a Bishkek, costrinse il presidente Akayev alle dimissioni.

Nel luglio del 2005 si svolsero le elezioni presidenziali che videro la vittoria dell’ex ministro e leader dell’opposizione Kurmanbek Bakiyev con l’89% dei voti.

Nel 2007 si sono svolte le elezioni parlamentari che hanno visto la vittoria dei partiti che appoggiano il presidente, con l’esclusione dal parlamento di partiti d’opposizione.

In seguito alla deposizione del presidente Bakiyev, avvenuta nell’aprile 2010 in ottobre si terranno nuove consultazioni per l’elezione del presidente e del parlamento.

 

ECONOMIA
(fonti CIA, FMI, Banca Mondiale, Programma di Sviluppo ONU)

PIL P.C. PPA 2009 (stima)      $ 2.253 (mondo $ 10.000 c.a.)(Fonte FMI)
Crescita PIL                   2009 = -1,0%         (fonte CIA)
2008 = 7,6%          (fonte CIA)
2007 = 8,5%          (fonte CIA)
Inflazione                     2009 = 6,9%          (fonte CIA)
2008 = 24,5%         (fonte CIA)
tasso di disoccup. 2009        18%                  (fonte CIA)
Indice di Gini 1992-2007            32,9      (fonte Progr. di Sviluppo – ONU)    

Il Kirghizistan è un paese montuoso e povero con un’economia prevalentemente agricola. Le sue principali esportazioni riguardano tabacco, cotone, oro, uranio, mercurio, gas naturale.

Dopo l’indipendenza il Kirghizistan ha messo in atto una serie di riforme economiche, fra cui la privatizzazione delle imprese di proprietà dello stato.

Il paese attraversò un periodo di crisi subito dopo l’indipendenza, ma dal 1995 la produzione ricominciò a crescere insieme alle esportazioni.

Un peso notevole nell’andamento dell’economia ha l’oro, i cui cali di produzione negli anni 2002 e 2005 hanno provocato un calo del PIL del paese.

Decisa è stata l’azione del governo per ripianare il deficit di bilancio, anche se l’aumento delle spese negli ultimi due anni ha fatto invertire la tendenza.

Il Kirghizistan è stato ammesso nel 2006 fra i paesi poveri fortemente indebitati. La politica economica del paese è stata volta in particolare alla lotta alla corruzione e al rinnovamento dell’industria, anche al fine di attrarre investimenti esteri.

La crescita negli ultimi anni è stata abbastanza sostenuta per effetto dell’aumento del prezzo dell’oro, tuttavia la crisi internazionale nel 2009 è stata fortemente avvertita e si è rilevato un calo del PIL dell’1%.

                             

SITUAZIONE DEL PAESE
(Fonti : Alto Commissariato ONU per i rifugiati – CIA - Amnesty International)
Nel mese di aprile 2010 una serie di scontri e manifestazioni in tutto il Kirghizistan ha portato  alla cacciata del presidente Kurmanbek Bakiyev. La rivolta è stata attribuita alla crescente rabbia contro l'amministrazione Bakiyev per l’aumento dei prezzi dell'energia, per l'economia stagnante e, non ultimo, per la chiusura da parte del governo di diversi mezzi di comunicazione. I manifestanti hanno preso il controllo di un ufficio del governo in Talas il 6 aprile e il 7 aprile si sono verificati scontri tra manifestanti e polizia nella capitale Bishkek.

Bakiyev ha accusato la Russia di aver orchestrato la sua estromissione perché ha esteso il contratto di locazione della base aerea di Manas agli americani.

Dopo i disordini, il Presidente Bakiyev è fuggito dalla capitale con il suo jet privato a Osh nel sud del paese, Mentre l'opposizione ha formato un nuovo governo ad interim guidato dall'ex ministro degli esteri Roza Otunbayeva.

Il 15 aprile una manifestazione a sostegno di Bakiyev è stata bruscamente interrotta a causa di spari provenienti da fonti sconosciute. Lo stesso giorno, Bakiyev ha lasciato il paese per il Kazakistan, e poi la Bielorussia. In seguito si è dimesso da presidente.

Il 10 giugno è scoppiata la violenza  con scontri tra bande rivali di giovani per lo più Kirghisi ed Uzbeki, con  saccheggi e attacchi violenti, tra cui uccisioni, principalmente nei distretti di Osh popolati da uzbeki. Successivamente la violenza si è diffusa alla città di Jalal-Abad e alle città ed i villaggi circostanti. Il sud del Kirghizistan è sede di una grande comunità di etnia uzbeka ed è stata la base di potere dell'ex presidente Kurmanbek Bakiev.

Anche se la causa degli scontri non è chiara, il governo provvisorio ha accusato della violenza i sostenitori dell'ex presidente Kurmanbek Bakiev e gruppi criminali organizzati intenzionati a destabilizzare la situazione nel paese prima del referendum sulla nuova costituzione del 27 giugno. Le elezioni parlamentari sono previste per ottobre. Il 15 giugno, l'Alto Commissario ONU per i Diritti Umani ha dichiarato che la violenza sembrava essere "orchestrata, mirata e ben pianificata", e che era stata costituita da cinque attacchi simultanei di uomini mascherati armati nella città di Osh.

Le conseguenze degli scontri si sono rivelate gravissime. Anche se i dati ufficiali tendono a sminuirne le dimensioni, da molte parti si parla di circa 2.000 morti, di circa 1.800 edifici distrutti e di oltre 400.000 profughi.

Il regime del deposto presidente Nakiev era accusato di gravi violazioni dei diritti umani.

La libertà di stampa era limitata. I direttori di radio e televisioni statali erano di nomina presidenziale, mentre i giornali erano sottoposti a censura preventiva.

La costituzione prevede la libertà religiosa, ma le leggi vietano il proselitismo e le nuove confessioni sono soggette ad autorizzazione, che risulta molto difficile da ottenere, anche in nome dell’antiterrorismo.

La libertà di riunione era limitata e spesso le manifestazioni di protesta venivano vietate.

I magistrati erano nominati dal potere esecutivo, e conseguentemente il potere giudiziario non era indipendente, oltre che, come viene sostenuto, spesso corrotto.

La violenza sulle donne costituisce un problema, così come il traffico di donne a scopo di prostituzione.

Resta da vedere cosa cambierà con l’avvento del nuovo regime.

 

CASI INDIVIDUALI APERTI da Amnesty International

Azimzhan Askarov è stato arrestato dagli agenti di polizia il 15 giugno 2010 a Korgan Bazar, nella regione di Jalal-Abad, nel sud del Kirghizistan, anche se il suo fermo è stato segnalato in modo non ufficiale il 16 giugno. E ' trattenuto  in un centro di detenzione a Bazar Korgan con l'accusa di "aver organizzato disordini di massa", durante le recenti violenze nel sud del paese.
Amnesty International ritiene che egli sia stato preso di mira per la sua attività di difensore dei diritti umani e chiede alle autorità di rilasciarlo immediatamente e incondizionatamente.
Azimzhan Askarov è il direttore dell'organizzazione per i diritti umani Vozdukh (Aria), che fa parte di una rete regionale che si occupa della difesa dei  diritti umani nel sud del Kirghizistan. Essi hanno documentato i maltrattamenti dei detenuti nel villaggio di Bazar Korgan e in altre parti della regione di Jalal-Abad effettuati dalla polizia per diversi anni.
Il difensore civico ha dichiarato pubblicamente che le accuse rivolte a  Azimzhan Askarov sono infondate e lo ha descritto come una “noto difensore dei diritti umani locale.”

Ulugbek Abdusalamov è un membro di spicco della comunità uzbeka nella regione di Jalal-Abad, nel sud del Kirghizistan e capo redattore del quotidiano regionale uzbeko Didor (Meeting, in russo). Egli è stato accusato di “incitamento all'odio etnico” ai sensi dell'articolo 299 del codice penale del Kirghizistan.
L'Ufficio del procuratore di Jalal-Abad ha dichiarato che l'accusa  di “incitamento all'odio etnico” è stato proposta contro Ulugbek Abdusalamov nel corso di un'indagine sui violenti incidenti verificatesi nell’Università A. Batirov  di Jalal-Abad il 19 maggio 2010. Tuttavia, Ulugbek Abdusalamov quel giorno non era in Jalal-Abad, ma stava lavorando nella capitale, Bishkek. Le autorità hanno inoltre sostenuto che due articoli pubblicati da Ulugbek Abdusalamov nel suo giornale giustificano le accuse mosse contro di lui. Amnesty International ha preso visione di entrambi gli articoli e ritiene non costituiscano incitamento all'odio etnico.

 

MOLDOVA

 

Capitale                       Chisinau       
Popolazione                    4.133.000       (fonte ONU – UNHCR) 
Capo di Stato                  Mihai Ghimpu (ad interim) (da 11/09/2009)

Capo del Governo                                   Vlad Filat (ad interim)(da  25/09/2009)

Risorse naturali               lignite, gesso, calcare, agricoltura (frutta, vino, grano, barbabietola da zucchero, semi di girasole, tabacco, carne bovina, latte)
Indipendenza                   27/08/1991
Partiti in Parlamento          sistema multipartitico    (fonte CIA)
Pena di morte                  abolizionista per tutti i reati      (A.I.)
Indice rispetto lib. civili    4 su 7 (1 max)  (fonte ONU - UNHCR)
Indice rispetto dir. politici  3 su 7 (1 max)  (fonte ONU - UNHCR)
Indice di democrazia           6,50 su 10      posiz. nel mondo 62 su 167                                      
(classificaz. = “democrazia imperfetta”)        fonte The Economist
Indice di libertà di stampa    67 su 100 (1 max) pos. nel mondo 148 su 195

(classificaz. = “non libera”)
(fonte freedom house 2009)

Indice percez. Corruzione              3,3 su 10      posiz. nel mondo 89 su 180

                                       (fonte Trasparency International)   

Indice di sviluppo umano 2009  0,720           posiz. nel mondo 117 su 182                   (fonte: Progr. di Sviluppo - ONU)
Migrazione ann. media 2005-10  -34.000                                 (fonte United Nations Department of Economic and Social Affairs/Population Division)  

STORIA
(fonti: Alto Commissariato ONU per i rifugiati – CIA)

La Moldova divenne un principato indipendente nel XIV° secolo e tale rimase, per quanto per secoli stato vassallo dell’impero Ottomano, fino al XIX° secolo, quando fu annessa, in varie riprese, dall’impero russo.

Dopo la rivoluzione bolscevica, l’attuale regione della Transnistria divenne regione dell’Ukraina, mentre il resto dell’attuale Moldova era annessa alla Romania.

Dopo la seconda guerra mondiale la Moldova fu sottratta alla Romania per diventare, con la Transnistria, la Repubblica Socialista Sovietica Moldava.

Dopo l’annessione all’URSS venne intrapresa una decisa politica di slavizzazione nei confronti di un popolo appartenente all’etnia romena, fino alla “creazione” di una lingua moldava al posto della romena, con l’utilizzo dell’alfabeto cirillico.

Già nel 1990, quando ancora faceva parte dell’URSS, si erano tenute in Moldova libere elezioni, con la vittoria del “Fronte Popolare”, successivamente fu ripristinata la lingua romena e cambiato il nome alla repubblica in Repubblica Socialista Sovietica Moldova, utilizzando la dizione romena al posto di quella russa.

Dopo la dissoluzione dell’URSS, la Moldova ottenne l’indipendenza il 27/08/1991.

Il distacco dalla Russia fece sviluppare un movimento separatista in Transnistria, abitata da popolazioni slave, movimento rimasto fino ad oggi sempre attivo con l’appoggio, anche armato, della Federazione Russa.

Le elezioni parlamentari del 2001 e del 2005 hanno visto prevalere il Partito Comunista, che, insieme ai suoi alleati, ha ottenuto la maggioranza e fatto eleggere presidente, dal parlamento, Vladimir Voronin.

Il monitoraggio internazionale delle elezioni ha messo in evidenza una campagna elettorale con qualche irregolarità, soprattutto in relazione ad alcuni episodi di vessazioni nei confronti dell’opposizione.

La politica estera del presidente Voronin ha visto l’avvicinamento all’Unione Europea ed il distacco dalla Federazione Russa. Nel 2006 la Russia ha bloccato le forniture di gas e vietato il consumo del vino moldavo, mentre appoggiava, anche militarmente, il separatismo della Transnistria, di fatto indipendente fin dal 1992, pur senza alcun riconoscimento internazionale.

Il 5 aprile 2009 si sono svolte le nuove elezioni parlamentari che hanno visto prevalere ancora una volta il Partito Comunista.

Subito dopo le elezioni sono scoppiati gravi disordini per le accuse di brogli elettorali, con una ragazza morta e decine di feriti. Gli osservatori dell’OSCE hanno però considerato regolare la consultazione.

Subito dopo le elezioni, come previsto dalla costituzione, il parlamento doveva eleggere il presidente, tuttavia, dopo due tentativi non riusciti, il presidente uscente Voronin ha sciolto il parlamento ed indetto nuove elezioni che si sono svolte il 29 luglio.

Il nuova parlamento vede ancora la maggioranza relativa del Partito Comunista che ha però subito un calo rispetto alle elezioni di aprile, per cui ancora una volta la situazione politica non permette l’elezione del presidente.

L’11 settembre 2009 il presidente Voronin si è dimesso e la carica è stata assunta ad interim da Mihai Ghimpu, presidente del parlamento e presidente del Partito Liberale. Resterà in carica fino alla elezione del nuovo presidente da parte del parlamento.

ECONOMIA
(fonti CIA, FMI, Banca Mondiale, Programma di Sviluppo ONU)

PIL P.C. PPA 2009              $ 2.842   (mondo $ 10.000 c.a.)(Fonte FMI)
Crescita PIL                   2009 = -7,7%         (fonte CIA)
2008 =  7,2%         (fonte CIA)
2007 =  3,0%         (fonte CIA)
Inflazione                     2009 =  -0,1%        (fonte CIA)
2008 =  12,8%        (fonte CIA)
tasso di disoccup. 2009        3,1%                 (fonte CIA)
Indice di Gini 1992-2007            35,6  (fonte Progr. di Sviluppo – ONU)   

La Moldova è uno dei paesi più poveri in Europa. Dispone di scarse risorse minerarie, ma ha una florida agricoltura da cui, quindi, sostanzialmente dipende la sua economia con frutta, verdura, vino e tabacco.

La Moldova per le forniture di gas e petrolio è fortemente dipendente dalla Russia da cui ha dovuto subire negli ultimi anni aumenti dei prezzi, anche legati, con ogni probabilità, alla vertenza relativa alla transnistria, il cui movimento separatista è appoggiato dalla Russia.

La situazione è stata aggravata dal boicottaggio da parte della Russia dei prodotti moldavi, in primo luogo vino, infatti, anche se la politica economica della Moldova è stata basata sugli accordi commerciali con l’Unione Europea, resta condizionante la posizione della Russia, sia per i prezzi dei carburanti importati che per le esportazioni di prodotti agricoli.

Ciò avrebbe potuto causare un forte rallentamento nella crescita del Pil della Moldova se non vi fosse stato un forte contributo positivo costituito dalle ingenti rimesse degli emigranti, numerosissimi in Moldova.

Nel 2008 la crescita ha superato il 7%, grazie ad una parziale rimozione della Russia dei divieti e una forte domanda interna guidata da rimesse dall'estero. Nel 2009, a causa della crisi finanziaria mondiale e delle cattive condizioni economiche nei  principali mercati esteri della Moldova, il PIL è diminuito di circa l'8%. La disoccupazione è quasi raddoppiata e l'inflazione è stata dello 0%, minimo storico.

Nell'autunno 2009, il FMI ha stanziato 186 milioni dollari alla Moldova per coprire i suoi bisogni immediati di bilancio, e il governo nel gennaio 2010 ha firmato un nuovo accordo con il FMI per un programma del valore di 574 milioni dollari.

Le riforme economiche sono state lente a causa della corruzione, tuttavia, l’obiettivo primario del governo di integrazione nell'UE ha dato alcuni risultati di mercato.

La concessione di preferenze commerciali dell'UE e l'aumento delle esportazioni verso la Russia potrebbero favorire tassi di crescita più elevati. L'economia sta facendo un modesto recupero nel 2010, ma resta vulnerabile per l'incertezza politica, per la debole capacità amministrativa, lo scetticismo degli investitori stranieri, e la presenza di un regime illegale separatista in Moldova Transnistria.         

 

SITUAZIONE DEL PAESE
(Fonti : Alto Commissariato ONU per i rifugiati – CIA - Amnesty International)
La corruzione è stata e resta un problema grave per il paese.

La libertà di stampa è assicurata dalla costituzione ed esistono organi indipendenti. Le emittenti radio televisive di stato, tuttavia, sono fortemente condizionate dal partito al governo. Sono state riscontrate anche minacce a pubblicazioni ed emittenti dell’opposizione.

La libertà religiosa è limitata dall’obbligo di registrazione, talvolta negata a piccole organizzazioni religiose.

Stessa limitazione si riscontra per l’attività associativa da parte delle ONG.

La magistratura gode di autonomia, ma esistono ancora prove di casi di corruzione da parte dei giudici.

Continuano a verificarsi in Moldova casi di tortura da parte della polizia.
Una delegazione del governo ha comunicato alla Commissione delle Nazioni Unite per i diritti umani che, fino a settembre, erano state raccolte 101 denunce di tortura o altri maltrattamenti da parte di agenti di polizia ed erano state avviate 25 indagini penali in relazione agli eventi di aprile. Tuttavia, il numero di denunce per maltrattamenti sporte contro la polizia non ha rispecchiato la gravità del problema. Intimidazioni e molestie nei confronti di vittime e testimoni hanno comportato la mancata denuncia di episodi di tortura e altri maltrattamenti e hanno perciò contribuito al mantenimento dell'impunità.

Il problema del traffico di donne a fini di prostituzione è stato affrontato dal governo, ma ancora molto resta da fare al riguardo.

 

CASI INDIVIDUALI APERTI da Amnesty International

Il 16 giugno, la Corte europea dei diritti umani ha stabilito all'unanimità che Sergei Gurgurov era stato vittima di tortura nel 2005 e a luglio l'ufficio del procuratore generale ha aperto un procedimento penale, a quasi quattro anni di distanza dalla prima denuncia in cui Sergei Gurgurov sosteneva di essere stato torturato da agenti di polizia. In precedenza, a tutte le richieste di indagini penali l'ufficio del procuratore generale aveva risposto affermando che Sergei Gurgurov si era inflitto da solo le ferite che attribuiva alle torture degli agenti.


RUSSIA

 

Capitale                       Mosca    
Popolazione                    141.900.000 (fonte ONU – UNHCR)
Capo di Stato                                         Dmitriy Anatolyevich MEDVEDEV (dal 7 maggio 2008)
Capo del Governo                             Vladimir Vladimirovich PUTIN (dall’8 maggio 2008)
Risorse naturali               Petrolio, gas naturale, carbone, ferro, rame, nichel, legname
Indipendenza                   24/08/1991 (dall’URSS)
Partiti in Parlamento          Sistema pluripartitico (fonte CIA)
Pena di morte                  Abolizionista de facto (A.I.)
Indice rispetto lib. civili    5 su 7  (1 max) (fonte ONU - UNHCR)
Indice rispetto dir. politici  6 su 7  (1 max) (fonte ONU - UNHCR)
Indice di democrazia           5,02 su 10      posiz. nel mondo 107 su 167                                      
(classificaz. = “Regime ibrido”)        fonte The Economist
Indice di libertà di stampa    80 su 100 (1 max) pos. nel mondo 174 su 195

(classificaz. = “non libera”)
(fonte freedom house 2009)

Indice perc. Corruzione                   2,1 su 10      posiz. nel mondo 146 su 180

                                       (fonte Trasparency International)

Indice di sviluppo umano 2009  0,817          posiz. nel mondo 71 su 182
(fonte: Progr. di Sviluppo - ONU)
Migrazione ann. media 2005-10  +50.000
(fonte United Nations Department of Economic and Social Affairs/Population Division)

 

 

STORIA
(fonti: Alto Commissariato ONU per i rifugiati – CIA)

Dopo secoli di dominazione mongola, nel 17° secolo il Principato  moscovita sotto Pietro I° di Romanov, detto Pietro il Grande, realizzò l’espansione della Russia, che assunse la denominazione di Impero Russo fino alla rivoluzione del 1917, quando lo zar Nicola II fu costretto ad abdicare. Nel 1924, completata la fase post rivoluzionaria, si costituì L’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS).
La storia dell’URSS è dominata dalla figura di Stalin, salito al potere nel 1924, dopo la morte di Lenin. Il periodo di potere di Stalin, morto nel 1953, fu caratterizzato da una dittatura brutale con la soppressione di ogni diritto civile e politico, e la deportazione di milioni di persone, molte delle quali scomparse nel nulla.
La storia dell’URSS si conclude nel 1991 sotto la presidenza di Mikail Gorbaciov che aveva introdotto due significative riforme, la perestrojka (ristrutturazione) e la glasnost (trasparenza).
Il 21 dicembre 1991, dopo l’avvenuto distacco delle tre repubbliche baltiche (Lituania, Estonia e Lettonia), le altre 12 repubbliche dichiararono l’indipendenza, costituendo la Comunità degli Stati Indipendenti (CSI) e ponendo così fine all’URSS. Uno dei 12 stati indipendenti così costituitisi è la Federazione Russa.
La nuova Russia vede l’ascesa al potere nel 2000 di Vladimir Putin (che successe a Eltsin) ex dirigente del KGB.
Dal 2008 Putin è Primo Ministro, mentre alla carica di Presidente è stato eletto uno degli uomini a lui fedeli, Dmitrij Medvedev.
La recente storia della Russia ha visto due pesanti conflitti con la repubblica separatista della Cecenia, il primo fra il 1994 ed il 1996 ed il secondo fra il 1999 ed il 2006. Anche dopo la fine del secondo conflitto la Cecenia rimane molto instabile, con frequenti segnalazioni di casi di uccisioni, sparizioni e torture. Negli ultimi anni la violenza si è estesa a tutto il Caucaso del Nord.
La Federazione Russa nell’agosto del 2008 è entrata in conflitto anche con la Georgia, essendo intervenuta militarmente per appoggiare la secessione dell’Ossezia del Sud, di cui ha riconosciuto l’indipendenza, insieme a quella dell’Abkhazia.

ECONOMIA
(fonti CIA, FMI, Banca Mondiale, Programma di Sviluppo ONU)

PIL P.C. PPA 2009              $ 15.922  (mondo $ 10.000 c.a.) (Fonte FMI)
Crescita PIL                   2009 = -7,9%    (fonte CIA)
2008 = 5,6%     (fonte CIA)
2007 = 8,1%     (fonte CIA)
Inflazione                     2009 = 11,7%    (fonte CIA)
2008 = 14,1%    (fonte CIA)
tasso di disoccup. 2009        8,4%            (fonte CIA)
Indice di Gini 1992-2007            37,5   (fonte Progr. di Sviluppo – ONU)  

Negli ultimi dieci anni la Federazione Russa ha visto una crescita davvero interessante del PIL, con una media annua del 7%, con conseguente miglioramento del tenore di vita della popolazione e delle sue riserve di valuta estera, visto che parte della crescita del PIL è stata originata dal crescere delle esportazioni. Tuttavia dalla fine del 2008 la Russia ha fortemente risentito del calo del prezzo del petrolio, che costituisce una componente importante delle sue esportazioni. Gli effetti di ciò si sono sentiti pesantemente nel 2009, che ha visto un calo del PIL di quasi l’8%.
L’attuale governo sta realizzando una serie di riforme economiche, quali il rinnovamento e l’ampliamento delle infrastrutture, una minore presenza dello stato nell’industria (dove è ancora predominante), la riforma del sistema fiscale e di quello bancario, accompagnate dalla lotta contro la corruzione e dal miglioramento del sistema giudiziario, su cui, tuttavia, rimane ancora molto da fare.

 

 

 

SITUAZIONE DEL PAESE
(Fonti : Alto Commissariato ONU per i rifugiati – CIA - Amnesty International)
Il regime vigente in Russia non costituisce una reale democrazia, essendo state fortemente condizionate dall’alto sia le ultime elezioni parlamentari che le recenti elezioni presidenziali.
In particolare è obbligatoria la registrazione dei partiti, i quali per essere registrati devono avere almeno 50.000 iscritti ed essere presenti in almeno il 50% delle 83 unità organizzative del paese (fra stati, province ed altre strutture locali); inoltre per ottenere seggi in parlamento i partiti devono ottenere almeno il 7% dei voti, mentre sono vietate le coalizioni elettorali. Tutto ciò rende estremamente difficile la nascita di nuove formazioni politiche e quindi la costituzione di una reale opposizione politica, e si somma ai controlli asfissianti esercitati sui media e al predominio della politica sulla magistratura.
Anche la formazione del senato è strettamente sotto controllo, poiché una parte dei senatori è nominata dai presidenti delle strutture locali, i quali possono essere rimossi (pur essendo cariche elettive) dal Presidente russo.
Significativa è stata la rinunzia da parte dell’OSCE a monitorare le elezioni presidenziali del 2008 a causa delle limitazioni che il governo voleva imporre ai suoi controlli.
Particolarmente pesante è il clima in cui operano i giornalisti, molti dei quali, almeno una ventina, sono stati uccisi negli ultimi anni. La Federazione Internazionale dei Giornalisti avrebbe documentato 17 uccisioni di giornalisti dal 2000. Fra questi, il caso più clamoroso, a livello internazionale, è stato quello di Anna Politkovskaya, per la cui uccisione si è svolto un processo conclusosi senza condanne.
All’inizio del 2009 sono stati uccisi l’avvocato Stanislav Markelov e la giornalista Anastasia Baburova; più recentemente Natalia Estemirova di “Memorial”, Zarema Sadulayeva ed il marito di “Salviamo la Generazione”. Nel 2010 si hanno notizie “certe” degli omicidi dei giornalisti Ivan Stepanov (il 23 febbraio) e Shamil Aliyev (l’11 maggio).
Anche la libertà di religione risulta limitata, in particolare dalla legge del 1997 che prevede che le organizzazioni religiose debbano essere registrate, e per esserlo devono dimostrare di esistere da almeno 15 anni.
Una legge del 2006 ha fortemente limitato la possibilità di registrazione delle ONG, lasciando ampia discrezionalità decisionale agli uffici governativi. Ciò ha particolarmente colpito le organizzazioni per la difesa dei diritti umani, i cui rappresentanti subiscono vessazioni, minacce e, in alcuni casi, aggressioni.
La libertà sindacale, formalmente protetta, è nella realtà limitata.
Il sistema giudiziario soffre della mancanza di una reale autonomia dal potere esecutivo, che spesso interferisce sui processi di natura politica. Per effetto di questa cattiva amministrazione della giustizia, sempre più numerosi sono i casi di ricorsi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.
Ancora diffuse sono la detenzione illegale e la tortura e perfino il ricorso alla psichiatria punitiva già in uso nel periodo sovietico.
Anche la libertà di movimento è compressa. Gli adulti infatti, quando in viaggio, hanno l’obbligo di portare il “passaporto interno”, documento necessario anche per usufruire di molti servizi pubblici. Anche la possibilità di cambiare residenza è limitata, specie nei confronti delle minoranze etniche del Caucaso e dell’Asia Centrale.
In forte incremento sono in Russia la violenza razzista e la discriminazione etnica, accompagnate anche dalla nascita di movimenti di chiara ispirazione neonazista.
Le donne continuano ad incontrare grosse difficoltà ad affermarsi in molti settori, specie in politica, mentre la violenza domestica continua ad essere un problema serio, così come il traffico di donne verso l’estero a fini di prostituzione.
Particolarmente grave è la situazione che riguarda il nord Caucaso, in cui si trovano alcune delle repubbliche della Federazione: Cecenia, Dagestan, Inguscezia, Cabardino-Balcaria, Ossezia del nord, Stavropol, Karacaj-Circassia.
Fra queste due repubbliche, in particolare, si trovano in stato di belligeranza, praticamente ininterrotta dal 1991 ed occupate da truppe federali russe: la Cecenia e l’Inguscezia.
Questo stato di cose, in aggiunta allo stato di guerra in cui si trovano le due repubbliche, ne ha anche causato l’uccisione dei più importanti esponenti politici, di giornalisti e di difensori dei diritti umani.

CASI INDIVIDUALI APERTI da Amnesty International

Murad Akhmedovich Gasaev, ceceno e cittadino russo, è stato estradato in Russia dalle autorità spagnole il 31 dicembre 2008. Si trova ora in un centro di detenzione a Mosca ma verrà prossimamente trasferito in un centro per persone in attesa di processo nel Caucaso del Nord. Amnesty International è preoccupata perchè Murad Gasaev è in pericolo di essere torturato e sottoposto ad altri maltrattamenti e probabilmente subirà un processo non equo.
Secondo le autorità russe, Murad Gasaev fa parte di un gruppo armato denominato  Khalifat e "prese parte a diversi attentati terroristici contro rappresentanti dello stato e funzionari delle forze dell’ordine nel Caucaso del Nord” compreso un attentato armato nel giugno 2004 contro l’edificio del Ministero degli Interni nella capitale della repubblica dell’Ingushetia, Nazran.

Il difensore dei diritti umani Dmitrii Kraiukhin e la sua famiglia sono stati sottoposti a una serie di atti di intimidazione. E’ stato tentato di bruciare la casa di famiglia mentre sono state intrappolate all'interno la sua vecchia madre di 86 anni, la figlia e la nipote di 6 anni. Una lettera anonima di minaccia gli è stata anche inviata a casa, che è stata imbrattata con insulti e altre minacce. Si ritiene che questi attacchi siano destinati a fermare la sua attività contro il razzismo in Russia.

Il 23 ottobre 2005 Rasul Kudaev è stato arrestato con l’accusa di organizzare attacchi terroristici contro gli impianti governativi nella città di Nalchik, in Kabardino-Balkaria. Egli è stato torturato e maltrattato durante il suo arresto presso il Dipartimento della criminalità organizzata (UBOP) a Nalchik. È stato poi trasferito presso un centro di custodia cautelare (SIZO 1). Rasul Kudaev risulta affetto da disturbi cardiaci e del fegato ma non riceve adeguata assistenza sanitaria a SIZO 1. Il suo caso è un vivido esempio di come sia prassi comune da parte della polizia russa ricorrere a tortura e maltrattamenti per ottenere  "confessioni" durante le indagini e dell'indisponibilità delle autorità a indagare su tali fatti.

Mikhail Khodorkovskii, ex capo della compagnia petrolifera russa YUKOS, la più ricca compagnia petrolifera della Russia ed il suo socio Platon Lebedev sono stati giudicati colpevoli di evasione fiscale e di frode nel maggio 2005. Essi sono stati condannati a nove anni di reclusione in seguito ad indagini ed un processo non conformi alle norme internazionali in materia di giusto processo. In appello le condanne di entrambi sono state ridotte a otto anni. Nuove accuse sono state formulate nei confronti di entrambi nel febbraio del 2007 asserendo il loro coinvolgimento nel riciclaggio di denaro e in appropriazione indebita. Malgrado il processo si sia svolto presso il tribunale di Mosca, le indagini e la predisposizione del processo hanno avuto luogo a Chita, in Siberia, cosa che ha ostacolato il diritto di Mikhail Khodorkovskii e Platon Lebedev ad una effettiva assistenza legale, ed ha violato la legge.

Il trentasettenne, Murad Abdul-Kadyrovich Bogatyrev è stato arrestato nella sua casa nel villaggio di Verkhie Achaluki, distretto Malgobek, in Inguscezia, da agenti armati e mascherati russi e dell’ Inguscezia alle 5 del mattino dell’8 settembre 2007. è stato quindi portato presso il distretto di polizia di Malgobek. Poche ore dopo egli è morto durante la custodia di polizia ed è risultato che egli sia stato torturato e maltrattato.

L’attivista per i diritti umani Aleksei Sokolov è stato condannato il 13 Maggio 2010 alla pena di cinque anni di reclusione da scontare in una colonia detentiva di alta sicurezza per aver commesso, a quanto viene riferito, un furto nel  2001 e per rapina nel 2004. Il tribunale ha discolpato Aleksei Sokolov di una terza imputazione nel 2004, in merito ad accuse di rapina.
Gli avvocati di Aleksei Sokolov hanno dichiarato che il tribunale della città di Bogdanovich nella regione russa di Sverdlovsk, aveva basato il verdetto solo sulle dichiarazioni dei coimputati in questo caso che stavano già scontando pene detentive per altri crimini.
Aleksei Sokolov è fondatore e capo della organizzazione russa per I diritti umani Pravovaia Osnova (Base Legale) che combatte la tortura e i maltrattamenti dei detenuti nella Federazione Russa. L’attività di Base Legale ha portato a diverse indagini contro funzionari delle forze dell’ordine in seguito ad accuse che comprendevano l’uso della tortura per costringere le persone sospette a “confessare”.

 

TAJIKISTAN

 

Capitale                       Dushanbe       
Popolazione                    7.300.000     (fonte ONU – UNHCR)  
Capo di Stato                  Emomali RAHMON (da 06/11/1994)

Capo del Governo                                   Oqil OQILOV       (da  20/01/1999)    

Risorse naturali               petrolio, uranio, mercurio, lignite, piombo, zinco, antimonio, tungsteno, argento, oro
Indipendenza                   09/09/1991
Partiti in Parlamento          sistema pluripartitico(fonte CIA)
Pena di morte                  Abolizionista de facto (A.I.)
Indice rispetto lib. civili    6 su 7 (1 max)  (fonte ONU - UNHCR)
Indice rispetto dir. politici  5 su 7 (1 max)  (fonte ONU - UNHCR)
Indice di democrazia           2,45 su 10      posiz. nel mondo 150 su 167                                      
(classificaz. = “Regime autoritario”)        fonte The Economist
Indice di libertà di stampa    78 su 100 (1 max) pos. nel mondo 168 su 195

(classificaz. = “non libera”)
(fonte freedom house 2009)

Indice percez. Corruzione              2,0 su 10      posiz. nel mondo 158 su 180

                                       (fonte Trasparency International)   

Indice di sviluppo umano 2007  0,688           posiz. nel mondo 127 su 182                   (fonte: Progr. di Sviluppo - ONU)
Migrazione ann. media 2005-10  -40.000                            (fonte United Nations Department of Economic and Social Affairs/Population Division)  

 

 

STORIA
(fonti: Alto Commissariato ONU per i rifugiati – CIA)

Il Tajikistan, dopo essere stato prima provincia dell’impero persiano e poi provincia dell’impero russo, in seguito alla rivoluzione sovietica divenne la Repubblica Socialista Sovietica del Tajikistan.

Già negli anni 70 del 20° secolo si era costituito il Partito Islamico di Rinascita, in netta opposizione rispetto al regime sovietico, nei cui confronti aveva provocato disordini e ribellioni.

Alla caduta dell’URSS in Tajikistan scoppiò una guerra civile che vide lo scontro fra il partito islamico ed il partito Democratico.

La guerra civile provocò migliaia di morti e l’espatrio di decine di migliaia di tagiki.

La guerra civile terminò nel 1997.

Dopo una breve presidenza di Rakhmon Nabiyevich Nabiyev, costretto a dimettersi, alla presidenza fu eletto nel 1994 Emomali Rahmonov in elezioni in cui i candidati dell’opposizione furono fortemente boicottati. In modo analogo alle elezioni parlamentari del 1995, il partito Democratico, del presidente, vinse le elezioni parlamentari, battendo nettamente l’opposizione costituita sostanzialmente dal partito Islamico.

La costituzione del 1994 prevede ampi poteri per il presidente, che nomina e revoca gli uomini che coprono i posti chiave del paese.

Nel dicembre del 1996 veniva posta fine alla guerra civile sulla base di un accordo firmato da Rahmonov ed il leader del partito Islamico Abdullo Nuri Said.

Il referendum del 1999 ha consentito la nascita di partiti di formazione religiosa e quindi l’ufficializzazione del Partito Islamico di Rinascita.

Con lo stesso referendum il mandato del presidente è stato esteso da 5 a 7 anni, ed i suoi poteri sono stati ulteriormente ampliati.

Nel novembre del 1999 Rahmonov è stato rieletto con il 97% dei voti.

Nel febbraio del 2000 il partito del presidente, Il Partito Democratico del Popolo, ha ricevuto il 65% dei voti, seguito dal Partito Comunista con il 20%.

Entrambe le elezioni sono state severamente criticate dagli osservatori internazionali ed in particolare dall’OSCE e dell’ONU.

Un referendum del 2003 ha spianato la strada alla riconferma di Rahmonov fino al 2020, dandogli la possibilità di essere rieletto due volte dopo le elezioni del 2006.

Nel 2005 il Partito di Rahmonov ha vinto nuovamente le elezioni conquistando 52 dei 63 seggi della camera bassa, ancora una volta con severe critiche da parte degli osservatori internazionali.

Nel 2006 Rahmonov ha vinto le elezioni con più del 70% dei voti.

Nel 2007 Rahmonov ha modificato il suo nome in Rahmon.

 

ECONOMIA
(fonti CIA, FMI, Banca Mondiale, Programma di Sviluppo ONU)
PIL P.C. PPA 2009 (stima)      $ 2.103 (mondo $ 10.000 c.a.)(Fonte FMI) 
Crescita PIL                   2009 =  3,4%    (fonte CIA)
2008 =  7,9%    (fonte CIA)
2007 =  7,8%    (fonte CIA)
Inflazione                     2009 =  6,5%    (fonte CIA)
2008 = 20,5%   (fonte CIA)
tasso di disoccup. 2009        2,2%            (fonte CIA)
Indice di Gini 1992-2007            33,6  (fonte Progr. di Sviluppo – ONU)   

Il Tajikistan ha uno dei più bassi PIL pro-capite dei paesi dell’ex URSS e vede un consistente flusso migratorio verso l’estero, in prevalenza verso la Russia.

Tale stato di cose è stato ulteriormente aggravato da cinque anni di guerra civile.

Per far fronte a questa situazione il Tajikistan ha raggiunto nel 2002 un accordo economico con la Russia, che prevede anche la cancellazione parziale dei debiti verso la Russia. La Russia ha anche contribuito alla ripresa del paese con un investimento per la costruzione di una importante diga idroelettrica.

Altri aiuti il Tajikistan ha ricevuto dalla Cina e dagli Stati Uniti.

                             
SITUAZIONE DEL PAESE
(Fonti : Alto Commissariato ONU per i rifugiati – CIA - Amnesty International)
La scena politica del Tajikistan è dominata dal partito del presidente, il Partito Democratico del Popolo, con una opposizione quasi inesistente.

La corruzione è dilagante, con la ricchezza concentrata nelle mani dei dirigenti del partito ed i familiari del presidente.

La libertà di stampa ed opinione è fortemente limitata mediante il  possesso statale di giornali e televisioni.

Decine sono stati i giornalisti uccisi, specie durante i cinque anni della guerra civile.

Fortemente compressa è la libertà religiosa, particolarmente nei confronti dell’Islam. Nel 2007 sono state chiuse centinaia di moschee, è stato vietato il velo alle studentesse, mentre agli studenti è stato ordinato di radersi la barba.

Anche la libertà di associazione e riunione è limitata dall’obbligo di registrazione delle ONG. Nel maggio 2008 il National Democratic Institute, non essendo stata accettata la sua registrazione, ha dovuto chiudere gli uffici in Tajikistan.

La magistratura non è indipendente e la polizia effettua impunemente arresti arbitrari e fa ricorso alla tortura. Le carceri sono sovraffollate e malsane.

Il Tajikistan è una importante via della droga dall’Afghanistan all’Europa.

Diffusa è la violenza sulle donne, anche in famiglia, che sono anche frequentemente vittime di traffico a fini di prostituzione.

 

CASI INDIVIDUALI APERTI da Amnesty International

Il 27 giugno 2009, Khurshed Bobokalonov, uno specialista del Centro oncologico del Tagikistan, è morto dopo essere stato arrestato dalla polizia. Stava camminando per strada, quando la polizia lo ha fermato e accusato di essere ubriaco. L'uomo ha protestato e circa 15 agenti lo hanno spinto in un veicolo. Il ministero dell'Interno ha affermato che è deceduto per un attacco di cuore mentre veniva condotto alla stazione di polizia. La madre ha riferito di aver visto ferite sul volto e sul corpo del figlio e il 22 luglio il ministro dell'Interno ha annunciato un'indagine per una possibile "morte per negligenza". A fine anno, non vi erano informazioni pubbliche sullo stato di avanzamento delle indagini.

 

TURKMENISTAN

 

Capitale                       Ashgabat       
Popolazione                    5.000.000 circa (fonte ONU – UNHCR) 
Capo di Stato e di governo     Gurbanguly BERDYMUKHAMMEDOV
Risorse naturali               Petrolio – Gas – Zolfo – Sale
Indipendenza                   27/10/1991 (dall’URSS)
Partiti in Parlamento 1        (P. Democratico del Turkmenistan) (fonte CIA)
Pena di morte                  abolizionista per tutti i reati (A.I.)
Indice rispetto lib. civili    7 su 7    (fonte ONU - UNHCR)
Indice rispetto dir. politici  7 su 7    (fonte ONU - UNHCR)

Indice di democrazia                 1,72 su 10        posiz. nel mondo 165° su 167

                                                            
(classificaz. = “Regime autoritario”)

                               fonte The Economist

Indice di libertà di stampa    96 su 100 (1 max) pos. nel mondo 193 su 195

(classificaz. = “non libera”)
(fonte freedom house 2009)

Indice percez. Corruzione              1,8 su 10      posiz. nel mondo 168° su 180

                                       (fonte Trasparency International)   

Indice di sviluppo umano 2009  0,739           posiz. nel mondo 109° su 182
(fonte: Progr. di Sviluppo - ONU)
Migrazione ann. media 2005-10  -5.000                              (fonte United Nations Department of Economic and Social Affairs/Population Division)  

 

STORIA
(fonti: Alto Commissariato ONU per i rifugiati – CIA)

Il Turkmenistan per secoli ha fatto parte della provincia persiana di Khurasan. In epoca medievale Merv (oggi Mary), è stata una delle più grandi città del mondo islamico e importante fermata sulla Via della Seta.
Il Turkmenistan fu annesso dalla Russia tra il 1865 e il 1885, e divenne una repubblica sovietica nel 1924.
Il Turkmenistan ha ottenuto la formale indipendenza dall'Unione Sovietica nel 1991. Saparmurat Niyazov, l'ex capo del Partito comunista del Turkmenistan, era stato l'unico candidato alle elezioni per la nuova carica di presidente nel mese di ottobre 1990. Dopo l'adozione di una nuova costituzione nel 1992 è stato rieletto per un mandato di cinque anni con il 99,5 per cento di voti.
Il referendum del 1994 ha esteso il suo mandato fino al 2002. Nel dicembre 1994 alle elezioni del Mejlis (Assemblea Nazionale), è stato consentito di candidarsi al solo Partito di Niyazov, il Partito Democratico del Turkmenistan (DPT), l'ex Partito comunista.
Alle elezioni del 1999 del Mejlis, ogni candidato è stato scelto dal governo e sono stati quasi tutti membri del DPT.
Nel dicembre dello stesso anno il Mejlis ha eletto all’unanimità Niyazov presidente a vita.
Nel novembre del 2002, Niyazov è sopravvissuto ad un presunto tentativo di assassinio, con conseguente giro di vite nei confronti delle opposizioni. Nel 2004 si sono svolte elezioni anticipate del Parlamento. Come nelle precedenti elezioni, i candidati sono stati prescelti dal partito.
La presidenza di Niyazov è stata caratterizzata da un forte culto della personalità. Il Ruhnama, una raccolta di pensieri storico-filosofici attribuita a Niyazov, è diventato il nucleo educativo del paese.
Un’idea di questo libro la può dare l’introduzione (dalla traduzione in inglese all’indirizzo
http://www.ruhnama.info/ruhnama-en/kitap-htm/s9.htm)

My Beloved People!
My Dear Nation,
This book, written with the help of inspiration sent to my heart by the God who created this wonderful universe and who is able to do whatever He wills, is Turkmen Rukhnama.

Mio adorato popolo!
Mia cara nazione,
questo libro, scritto con l’aiuto dell’ispirazione mandata al mio cuore dal Dio che ha creato questo meraviglioso universo e che è in grado di fare tutto ciò che vuole, è il Turkmeno Ruhnama (libro dell’anima).

La morte di Niyazov, nel dicembre 2006 per un apparente attacco di cuore è stata seguita da una rapida e ben orchestrata salita alla posizione di Presidente del Vice Primo Ministro Gurbanguly Berdymukhammedov. Secondo la costituzione la successione sarebbe spettata al Presidente del Mejlis Ovezgeldy Atayev, contro cui sono state mosse accuse penali, eliminandolo dalla scena politica. Berdymukhammedov successivamente ha cementato il suo status formale, facendo presentare alle elezioni presidenziali del febbraio 2007, non monitorate da osservatori internazionali, cinque oscuri candidati di partito.
Berdymukhammedov ha rimosso i lealisti di Niyazov dalle più alte posizioni dello stato nel 2007 e sembra aver preso saldamente in controllo nel 2008. Egli ha inoltre preso misure per eliminare gradualmente il culto della personalità che aveva preso forma intorno al suo predecessore, ha ordinato la rimozione dei suoi ritratti e ha ridotto l'uso del  Ruhnama. Il 26 settembre 2008 è stata approvata una nuova costituzione che rafforza i poteri del presidente.
Berdymukhammedov ha abbandonato la politica isolazionista di Niyazov. Ha visitato Arabia Saudita, Cina, Iran, Stati Uniti, Unione europea e ha migliorato le relazioni, a lungo tese, con l'Azerbaijan.
Nel mese di aprile 2008, ha partecipato a un vertice della NATO in Romania, dove si è incontrato con l’allora presidente degli Stati Uniti George Bush.
La vendita di gas naturale del Turkmenistan domina le relazioni con il mondo esterno, in particolare con la costruzione di un nuovo gasdotto di collegamento con la Cina, mentre la Russia è impegnata a mantenere il controllo sulla maggior parte delle sue esportazioni di gas e anche l'Unione Europea tenta di accedervi.

ECONOMIA
(fonti CIA, FMI, Banca Mondiale, Programma di Sviluppo ONU)

PIL P.C. PPA 2009              $ 5.971   (mondo $ 10.000 c.a.) Fonte FMI
Crescita PIL                   2009 =  6,1          (fonte CIA)
2008 =  9,8%         (fonte CIA)
2007 = 11,6%         (fonte CIA)
Inflazione                     2009 = 10%           (fonte CIA)
2008 = 13%           (fonte CIA)
tasso di disoccup. 2004        60%                  (fonte CIA)
Indice di Gini 1992-2007            40,8 (fonte Progr. di Sviluppo – ONU)    

Il Turkmenistan è in larga misura un paese desertico, la cui agricoltura è limitata alle oasi, e con notevoli risorse di gas e petrolio. Le sue riserve di gas sono le quinte al mondo.
La metà delle sue terre irrigate è coltivata a cotone, di cui è un grande produttore mondiale (10° paese esportatore al mondo), ma i cattivi raccolti degli ultimi anni hanno portato ad un calo di quasi il 50% delle esportazioni di cotone, calo tuttavia compensato dall’aumento delle esportazioni di gas, per cui il totale delle esportazioni è aumentato mediamente di circa il 15% all'anno dal 2003 al 2008.
La crescita economica si è mantenuta su buoni livelli sostenuta dalle esportazioni di gas e cotone.
La disoccupazione è elevatissima ed altrettanto elevata è la percentuale della popolazione che vive sotto la soglia della povertà.
A causa del regime autoritario al potere e di una struttura sociale basata su un sistema tribale, il Turkmenistan ha adottato un approccio cauto alle riforme, nella speranza di utilizzare le esportazioni di gas e cotone per sostenere la sua inefficiente
economia.
Dopo il crollo del sistema sovietico, sono state realizzate nel paese soltanto limitate privatizzazioni e non si è verificato un completo passaggio al sistema di mercato. Anche il debito estero rappresenta un grave problema.
La povertà è molto diffusa e la popolazione è spesso ridotta allo stremo e priva di elettricità, gas e acqua, sebbene questi beni vengano forniti gratuitamente dal regime. Nella capitale sono state fatte numerose grandi opere, finanziate dal regime a scopo propagandistico.

SITUAZIONE DEL PAESE
(Fonti : Alto Commissariato ONU per i rifugiati – CIA - Amnesty International)
La corruzione è diffusa, il Turkmenistan è stato classificato 168° fra i 180 paesi presi in esame nel 2009 da Transparency International per l’ Indice di percezioni della corruzione.
La libertà di parola e la stampa sono fortemente limitate da parte del governo, che controlla tutti i mezzi di trasmissione e di stampa.
Il governo limita la libertà di religione. Nonostante la liberazione 2007 dell’ex mufti capo Nasrullah ibn Ibadullah, che era stato condannato a 22 anni di carcere per tradimento, non vi sono stati miglioramenti riguardo alla libertà religiosa.
La costituzione garantisce la libertà di riunione e di associazione pacifica, ma questi diritti subiscono rigorose restrizioni nella pratica. Valery Pal, un esperto di computer che aveva assistito attivisti per i diritti umani, è stato arrestato nel febbraio 2008 e successivamente condannato a 12 anni di carcere per appropriazione indebita, anche se è stato rilasciato in seguito ad una amnistia nel mese di dicembre del 2008. A suo favore Amnesty International era intervenuta con un appello.
Il sistema giudiziario è asservito al presidente, che nomina e rimuove i giudici. Viene spesso negato il diritto ad un giusto processo.

La libertà di movimento è limitata, ed esiste una lista nera per impedire ad alcune persone di lasciare il paese.
Nel dicembre del 2008, presso il Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU si è tenuto il processo di revisione dello stato dei diritti umani in Turkmenistan. Sulla base del sommario predisposto dall’Alto Commissariato delle nazioni Unite per i Diritti Umani, dei quesiti posti dai singoli paesi, e delle risposte presentate dai rappresentanti del Turkmenistan, Il Consiglio ha formulato una serie di raccomandazioni così sintetizzabili:

 
CASI INDIVIDUALI APERTI da Amnesty International

Amnesty International ha in atto diversi appelli aperti per situazioni individuali di violazioni dei diritti umani, che qui sono sintetizzati.
L'ex dissidente politico Gulgeldy Annaniyazov è stato condannato a 11 anni di carcere il 7 ottobre 2008 al termine di un processo celebratosi a porte chiuse dinanzi a un tribunale di Ashgabad. Non sono note le imputazioni a suo carico. Gulgeldy Annaniyazov aveva lasciato il Paese nel 1999, e viveva in Norvegia dove aveva ottenuto lo status di rifugiato. Aveva fatto ritorno in  Turkmenistan nel giugno 2008 ed è stato arrestato il 24 dello stesso mese. A fine anno era ancora detenuto in incommunicado.
La famiglia di Boris Shikhmuradov, ministro degli Affari Esteri sotto l'ex presidente Niyazov, ha perso ogni contatto con lui verso la fine del dicembre 2002, e da allora di lui si sono perse le tracce. Boris Shikhmuradov fu condannato a 25 anni di carcere al termine di un processo a porte chiuse agli inizi del dicembre 2002. Il Consiglio del popolo aveva aumentato all'ergastolo la sua condanna il giorno dopo il pronunciamento della sentenza.
I difensori dei diritti umani Annakurban Amanklychev e Sapardurdy Khadzhiev hanno continuato a scontare le loro condanne a sette anni di carcere per «acquisizione illegale, possesso o vendita di munizioni o armi da fuoco» comminate nell'agosto 2006 al termine di un processo iniquo. Entrambi erano legati all'ONG Fondazione Helsinki del Turkmenistan.

L'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) aveva riferito nell'agosto 2006 che fonti governative avevano dichiarato all'organizzazione che Annakurban Amanklychev era detenuto per «raccolta illecita di informazioni allo scopo di incoraggiare l'insoddisfazione pubblica» e «trasmissione di
materiale a cittadini stranieri». Annakurban Amanklychev e Sapardurdy Khadzhiev furono processati assieme a Ogulsapar Muradova, una corrispondente di Radio Free Europe/Radio Liberty, la quale era deceduta in custodia in circostanze controverse nel settembre 2006.
Due giornalisti, Dzhumadurdy Ovezov e Meretmuhammet Khommadov, attivi nella regione sud-orientale del Turkmenistan sembra siano tenuti in isolamento e sono a rischio di tortura e maltrattamenti. 
Amnesty International ritiene che siano imprigionati unicamente per l’esercizio del loro diritto alla libertà di espressione.
I due uomini lavorano per Radio Liberty, emittente radiofonica fondata negli USA che continua a criticare il regime e le autorità turkmene nelle proprie trasmissioni. Non è noto dove i due uomini siano trattenuti, e né le loro famiglie né i colleghi sono stati in grado di ottenere informazioni sulle ragioni dell’arresto. La sede di Praga di  Radio Liberty  ha affermato che le autorità turkmene avevano tagliato le linee telefoniche di amici e parenti dei due giornalisti.
I giornalisti di Radio Liberty sono nel mirino delle autorità da tempo. Ad esempio, il cellulare di Dzhumadurdy Ovezov era stato già tagliato un giorno dopo l’inizio di una serie di trasmissioni in cui il giornalista aveva, via telefono, criticato le politiche del governo e la riforma agraria, ponendo anche in primo piano la questione dei diritti umani.

Osmankuly Khallyev, corrispondente dalla provincia di Lebap di Radio Free Europe/Radio Liberty News Service (Rfe/Rl), ha continuato a subire vessazioni da parte dei funzionari governativi locali per le sue attività con la Rfe/Rl. A gennaio è stato messo agli arresti domiciliari per i reportage sulle elezioni parlamentari del dicembre 2008. Ha dichiarato a Rfe/Rl che suo figlio, sua nuora e suo genero sono stati licenziati per punirlo della collaborazione con Rfe/Rl. Egli ha sporto denuncia alla procura locale, ma non ha ricevuto alcuna risposta.
Il 15 novembre 2009, il quarantaseienne Ovez Annaev è morto dopo che gli è stato negato il permesso di recarsi a Mosca per curare una malattia cardiaca, poiché in Turkmenistan non vi erano cure disponibili. A lui e agli altri membri della sua famiglia è stato vietato di lasciare il paese dopo che suo cognato, Kudayberdy Orazov, leader in esilio del movimento di opposizione Vatan (Patria), è stato condannato all'ergastolo in contumacia per l'attentato del novembre 2002 contro l'ex presidente Saparmurad Niyazov.
Secondo l'organizzazione internazionale per i diritti umani Forum 18, a luglio due giovani testimoni di Geova, Shadurdi Ushotov e Akmurat Egendurdiev, sono stati condannati a trascorrere, rispettivamente, due anni e 18 mesi in un campo di lavoro per essersi rifiutati di svolgere il servizio militare obbligatorio.
Nel mese di maggio, il tribunale della città di Serdar ha revocato la sospensione della condanna a due anni di reclusione inflitta ai fratelli Sakhetmurad e Mukhammedmurad Annamamedov, entrambi testimoni di Geova, ed essi sono stati arrestati per scontare i restanti 18 mesi delle loro condanne. Il 3 giugno, i due fratelli hanno presentato ricorso al tribunale regionale di Balkanabad contro la revoca della sospensione della loro pena detentiva. Il 30 giugno il tribunale ha respinto il loro ricorso.

 


UCRAINA

 

Capitale                       Kiev     
Popolazione                    46.000.000 (fonte ONU – UNHCR)
Capo di Stato                  Viktor YANUKOVYCH (da 25/02/2010)

Capo del Governo                                   Mykola AZAROV       (da  11/02/2010) 

Risorse naturali              
ferro, carbone, manganese, gas naturale, olio, sale, zolfo, grafite, titanio, magnesio, caolino, nichel, mercurio, legname, agricoltura (grano, barbabietole da zucchero, semi di girasole, ortaggi, carni bovine, latte)
Indipendenza                   24/08/1991
Partiti in Parlamento          sistema multipartitico    (fonte CIA)
Pena di morte                  abolizionista per tutti i reati (A.I.)
Indice rispetto lib. civili    2 su 7 (1 max)  (fonte ONU - UNHCR)
Indice rispetto dir. politici  3 su 7 (1 max)  (fonte ONU - UNHCR)
Indice di democrazia           6,94 su 10      posiz. nel mondo 53 su 167                                       
(classificaz. = “democrazia imperfetta”)        fonte The Economist
Indice di libertà di stampa    55 su 100 (1 max) pos. nel mondo 115 su 195

(classificaz. = “parzialmente libera”)
(fonte freedom house 2009)

Indice percez. Corruzione              2,2 su 10      posiz. nel mondo 146 su 180

                                       (fonte Trasparency International)   

Indice di sviluppo umano 2009  0,796           posiz. nel mondo 85 su 182                   (fonte: Progr. di Sviluppo - ONU)
Migrazione ann. media 2005-10  -16.000                             (fonte United Nations Department of Economic and Social Affairs/Population Division)  

 

STORIA
(fonti: Alto Commissariato ONU per i rifugiati – CIA)

Per secoli, a causa della posizione geografica, il territorio dell’attuale Ucraina subì invasioni e dominazioni.

Nell’anno 882 d.C. sorse il primo stato indipendente ad opera di un popolo scandinavo, i Rus, che fondarono il Rus di Kiev, che si estendeva dal mar Nero al mar Baltico e dal Volga al Danubio.

Nel XV secolo il territorio subì l’invasione dei nomadi cosacchi che costituirono popolazioni seminomade insediate lungo il Don ed il Dnieper.

Successivamente il territorio fu diviso in vari stati e subì la dominazione dell’impero russo.

In seguito alla rivoluzione bolscevica il territorio Ucraino fu invaso dall’esercito russo e nel 1922 divenne la Repubblica Socialista Sovietica Ucraina.

Nel 1991, in seguito alla dissoluzione dell’Unione Sovietica, l’Ucraina divenne indipendente.

La storia politica dell’Ucraina indipendente è piuttosto complessa, per l’esistenza di numerose formazioni politiche, nessuna in grado di governare da sola, per il combinarsi e lo sciogliersi di alleanze fra i partiti e per l’esistenza di parecchie grosse personalità politiche nel tempo alleate ed avversarie.

All’indomani delle elezioni presidenziali del novembre 2004 era risultato eletto Viktor Janukovyc, ma il suo principale avversario, Victor Juscenko, le contestò, invitando il popolo a scendere in piazza in quella che fu poi denominata la “rivoluzione arancione”. Il successo di questa indusse la Corte Suprema ad annullare le elezioni ed indirne nuove in dicembre, in cui risultò vincitore lo stesso Juscenko.

Alle elezioni del 17 gennaio 2010 la vittoria è andata di misura a Viktor Janukovyc.

 

ECONOMIA
(fonti CIA, FMI, Banca Mondiale, Programma di Sviluppo ONU)

PIL P.C. PPA 2009              $ 6.339   (mondo $ 10.000 c.a.)(Fonte FMI)
Crescita PIL                   2009 = -15,0%        (fonte CIA)
2008 = 2,1%          (fonte CIA)
2007 = 7,9%          (fonte CIA)
Inflazione                     2009 = 12,3%         (fonte CIA)    
2008 = 22,3%         (fonte CIA)
tasso di disoccup. 2009        8,8%                 (fonte CIA)
Indice di Gini 2007-2008       28,2      (fonte Progr. di Sviluppo – ONU)    

L’economia dell’Ucraina si giova di una florida agricoltura che produce ed esporta grano ed altri cereali, carne, latte, verdura.

L’Ucraina dispone altresì di una importante industria pesante.

Il limite a tutto ciò è però costituito dalla dipendenza dalla Russia nel settore energetico, anche in relazione ai recenti aumenti dei prezzi del petrolio e del gas naturale messi in atto dalla Russia.

Peraltro il paese ha tardato a mettere in atto le necessarie riforme per ridurre la corruzione, per migliorare il sistema fiscale e riordinare il mercato dei capitali.

Il calo dei prezzi dell'acciaio e l'esposizione dell'Ucraina nei confronti dell’estero hanno ridotto la crescita nel 2008, mentre nel 2009 si è segnata una contrazione di circa il 15%, tra le peggiori performance economiche del mondo. L'Ucraina ha raggiunto un accordo con il FMI per 16,4 miliardi dollari nel novembre 2008 per far fronte alla crisi economica, ma la mancata attuazione delle riforme ha ritardato il rilascio dei fondi di assistenza del FMI.

L'instabilità politica in Ucraina, così come il deterioramento dei rapporti economici esteri, costituiscono gravi ostacoli agli sforzi per la ripresa economica.

SITUAZIONE DEL PAESE
(Fonti : Alto Commissariato ONU per i rifugiati – CIA - Amnesty International)
La corruzione rimane uno dei problemi più gravi del paese. In particolare, accuse sono mosse al governo per il ricorso a compagnie di comodo per l’acquisto di petrolio e gas dalla Russia

La Costituzione garantisce la libertà di parola e di espressione, il paese dispone di media sempre più pluralisti, e un’ampia gamma di opinioni è a disposizione del pubblico.

La libertà di associazione è assicurata. La Costituzione garantisce il diritto di riunione pacifica, ma richiede la notifica preventiva alle autorità governative. Non ci sono limiti alle attività delle ONG.

Le torture della polizia, il sovraffollamento e le cattive condizioni delle carceri, hanno continuato ad essere un problema nel 2008, secondo Human Rights Watch. Recenti riforme hanno tuttavia cercato di portare il sistema dell'Ucraina agli standard internazionali, soprattutto per il miglioramento delle procedure di detenzione preventiva e la garanzia dei diritti delle vittime.

Associazioni locali per i diritti umani hanno continuato a ricevere denunce di torture e altri maltrattamenti nei centri di detenzione e nelle carceri. Nel 2008 il Gruppo per i diritti umani di Kharkiv ha registrato 197 denunce di torture e maltrattamenti; di queste, 136 riguardavano casi di maltrattamenti da parte della polizia e 49 da parte di personale carcerario.

È proseguita l'allarmante crescita degli attacchi di matrice razzista contro residenti stranieri in Ucraina osservata negli ultimi anni. Inadeguate disposizioni di legge, scarse risposte da parte della polizia e mancato riconoscimento della gravità dei reati motivati dall'odio razziale hanno di fatto determinato l'impunità per i responsabili.

La tratta di donne all'estero, ai fini della prostituzione resta un grave problema e una minaccia per i diritti delle donne e la sicurezza.

CASI INDIVIDUALI APERTI da Amnesty International

Eduard FURMAN è stato presumibilmente torturato durante il fermo di polizia in Ucraina tra l’11 ed il 15 aprile 2007, al fine di ottenere la sua confessione di omicidio. Presumibilmente, in seguito alle percosse in due stazioni di polizia ha confessato. Egli era stato accusato di omicidio il 24 aprile 2007 ed è attualmente in stato di detenzione in attesa di processo. Nonostante il reclamo del suo avvocato all’ufficio del Procuratore generale in merito alla tortura ed ai maltrattamenti e altre violazioni dei diritti di Eduard FURMAN, non è stata aperta un’inchiesta sulla denuncia, né sono stati portati davanti alla giustizia i responsabili.

Il 24 marzo 2009, la corte regionale di Podil ha condannato Vadim Glavatyi a nove anni di reclusione per stupro e rapina. Egli ha presentato ricorso contro la sentenza e l'appello era pendente alla fine dell'anno. Secondo quanto riferito, dal settembre 2006, Vadim Glavatyi è stato sottoposto a tortura e altri maltrattamenti in tre occasioni da agenti della stazione di polizia del distretto di Podil, per fargli confessare prima la rapina e poi lo stupro, provocandogli lesioni che hanno richiesto cure ospedaliere. A ottobre, il procuratore di Kiev ha risposto a una lettera di Amnesty International sostenendo che non vi erano motivi per avviare un procedimento penale contro gli agenti della polizia di Podil. La lettera affermava inoltre che altri agenti di polizia della stazione di Podil stavano indagando sui presunti maltrattamenti commessi dai loro colleghi.

Il 7 luglio 2009, il tribunale distrettuale di Balaclava ha rifiutato di prendere in esame il ricorso presentato da Igor Koktysh contro la sua detenzione in attesa di estradizione verso la Bielorussia, confermando l'assenza di qualsiasi rimedio giuridico all'interno della procedura di estradizione. Igor Koktysh era detenuto dal 25 giugno 2007, a seguito di una richiesta di estradizione da parte della Bielorussia poiché accusato di omicidio, un reato che in Bielorussia comporta la pena di morte. Egli era già stato assolto dall'accusa e rilasciato nel 2001. La Corte suprema aveva confermato il verdetto il 1° febbraio 2002. L'11 aprile 2002, il procuratore generale della Bielorussia aveva presentato ricorso contro l'assoluzione e il caso era tornato in tribunale per un nuovo processo. Igor Koktysh era un attivista dell'opposizione e lavorava alla riabilitazione di giovani tossicodipendenti. Nell'ottobre 2003, si era trasferito in Ucraina, da dove aveva continuato a sostenere l'opposizione bielorussa durante le elezioni presidenziali del 2006. Nell'ottobre 2007, si era rivolto alla Corte europea dei diritti umani contestando l'estradizione e la detenzione. La Corte aveva esortato l'Ucraina a non estradarlo in Bielorussia, fino a quando non avesse esaminato il suo caso e la possibilità che le accuse contro Igor Koktysh fossero state inventate dalle autorità bielorusse, per punirlo per aver esercitato pacificamente il suo diritto alla libertà di espressione.

 


UZBEKISTAN

 

Capitale                       Tashkent       
Popolazione                    27.200.000 (fonte ONU – UNHCR)
Capo di Stato                  Islom KARIMOV (da 24/03/1990)

Capo del Governo                                   Shavkat MIRZIYOYEV (da 11/12/2003)

Risorse naturali               Carbone, gas naturale, petrolio, oro, uranio
Indipendenza                   01/09/1991 (dall’URSS)
Partiti in Parlamento          Sistema multipartitico(fonte CIA)
Pena di morte                  abolizionista (A.I.)
Indice rispetto lib. civili    7 su 7    (fonte ONU - UNHCR)
Indice rispetto dir. politici  7 su 7    (fonte ONU - UNHCR)
Indice di democrazia           1,74 su 10      posiz. nel mondo 164 su 167                                      
(classificaz. = “regime autoritario”)        fonte The Economist
Indice di libertà di stampa    93 su 100 (1 max) pos. nel mondo 189 su 195

(classificaz. = “non libera”)
(fonte freedom house 2009)

Indice percez. Corruzione              1,7  su 10       posiz. nel mondo 174 su 180

                                       (fonte Trasparency International)   

Indice di sviluppo umano 2007  0,710           posiz. nel mondo 119 su 182                   (fonte: Progr. di Sviluppo - ONU)
Migrazione ann. media 2005-10  -80.000                             (fonte United Nations Department of Economic and Social Affairs/Population Division)  

STORIA
(fonti: Alto Commissariato ONU per i rifugiati – CIA)

Per secoli il territorio dell’attuale Uzbekistan fu terra di conquista di grandi imperi quali il persiano ed il mongolo. Nel XIX fu conquistato dall’impero russo. Dopo la rivoluzione del 1917 l’Uzbekistan divenne una repubblica bolscevica, che nel 1924 entrò a far parte dell’URSS.
All’atto dell’indipendenza, ottenuta nel 1991 con lo scioglimento dell’URSS, alle elezioni presidenziali venne eletto Islom Karimov, leader del nuovo partito “Partito Democratico del Popolo” (PDP) discendente dal Partito Comunista. Karimov fu accreditato dell’88% dei voti e l’unico candidato di opposizione dopo le elezioni fu costretto ad abbandonare il paese. Nel 1995 con un referendum il mandato fu prolungato fino al 2000, anno in cui si svolsero le nuove elezioni presidenziali favorevole a Karimov per il 91,9%. Nel 2002 un referendum prolungò il mandato presidenziale a 7 anni. Nel 2007 le nuove elezioni presidenziali videro la vittoria di Karimov con 88,1%.
Alle elezioni parlamentari, tenutesi dopo l’indipendenza, i cinque  partiti in competizione appartenevano tutti all’area del presidente. Ai partiti non appartenenti all’area viene in pratica impedita la registrazione.
La repressione governativa nei confronti delle opposizioni si accentuò nel 1999, dopo alcuni attentati attribuiti al “Movimento Islamico dell’Uzbekistan” (IMU) (ritenuto vicino ad Al Qaeda) che intendeva sostituire lo stato laico con uno islamico. Nel 2004 altri attentati, ancora una volta attribuiti ad IMU, provocarono circa 50 morti.
Particola clamore suscitarono i fatti di Andijan del maggio 2005 quando le dimostrazioni a favore di alcuni prigionieri, accusati di aderire ad un gruppo islamico vietato, culminarono con l’assalto alla prigione e la liberazione dei prigionieri. A questi fatti seguì una violenta reazione delle forze di sicurezza che aprirono il fuoco sulla folla in maniera indiscriminata, provocando una vera e propria strage. Le cifre fornite dalle autorità parlano di 187 morti, mentre altre fonti asseriscono che i morti furono circa 800.
Sui fatti di Andijan è stata richiesta una inchiesta internazionale indipendente dalle Nazioni Unite, dall’Unione Europea, dall’OSCE e dagli Stati Uniti, mentre Russia e Cina hanno sostenuto la versione ufficiale del governo.

ECONOMIA
(fonti CIA, FMI, Banca Mondiale, Programma di Sviluppo ONU)

PIL P.C. PPA 2009              $ 2.800   (mondo $ 10.000 c.a.)(Fonte FMI)
Crescita PIL                   2009 = 8,1%          (fonte CIA)
2008 = 9,0%          (fonte CIA)
2007 = 9,5%          (fonte CIA)
Inflazione                     2009 = 14,1%         (fonte CIA)
2008 = 12,7%         (fonte CIA)
tasso di disoccup. 2009        1,1%                 (fonte CIA)
Indice di Gini 1992-2007            36,70   (fonte Progr. di Sviluppo – ONU) 

L'Uzbekistan è un luogo arido, senza sbocco sul mare,  con solo  l’11% intensamente coltivato nelle valli fluviali. L'Uzbekistan è il secondo più grande esportatore di cotone (dopo gli Stati Uniti) e il quinto più grande produttore. Sulla produzione del cotone si sono appuntate le critiche internazionali per l'impiego di lavoro minorile. Importanti sono anche le esportazioni di oro, gas naturale e petrolio. Dopo l’indipendenza, un forte peggioramento della distribuzione dei redditi ha danneggiato gli strati più poveri della società. Gli investimenti della Russia e della Cina nelle industrie del gas e del petrolio e la cooperazione con la Corea del Sud nell’aviazione civile possono creare buone prospettive di crescita. Nel novembre 2005, il Presidente russo Vladimir Putin e il Presidente dell'Uzbekistan Karimov, hanno firmato una "alleanza" di cooperazione economica e commerciale. Sempre maggiore interesse mostrano le imprese russe per l’Uzbekistan soprattutto nei settori minerario, delle telecomunicazioni, del petrolio e del gas.

Nel 2009 si è avuto un leggero rallentamento del tasso di sviluppo, che rimane tuttavia discreto grazie ad un certo isolamento dai mercati finanziari mondiali.

                             
SITUAZIONE DEL PAESE
(Fonti : Alto Commissariato ONU per i rifugiati – CIA - Amnesty International)
In Uzbekistan si registra una forte limitazione alla libertà di parola e di stampa. Radio Free Europe/Radio Liberty (RFE/RL) è stata costretta a lasciare l’Uzbekistan nel dicembre 2005, mentre la televisione è controllata dalla stato ed i siti internet vengono chiusi se critici nei confronti del governo.
La libertà religiosa è assicurata nei confronti delle religioni maggiori, islamica, ebraica e le principali cristiane, mentre le religioni minori trovano difficoltà ad ottenere la prescritta registrazione e sono soggette a vessazioni. La presunta appartenenza a gruppi vietati islamici è causa di arresto ed interrogatori anche sotto tortura.
Anche l’insegnamento è controllato, essendo soggetti ad approvazione i libri scolastici ed universitari.
La libertà di associazione è fortemente limitata. Gi attivisti delle ONG, specie se queste sono finanziate dall’estero, e in particolare quelli appartenenti ad organizzazioni per la difesa dei diritti umani, subiscono persecuzioni ed arresti, mentre non esiste una vera attività sindacale.
Non esiste l’indipendenza della magistratura, i cui giudici sono di nomina presidenziale. La polizia fa sistematicamente ricorso alla tortura e ad arresti in base ad accuse non provate, specie nei riguardi di gruppi islamici non riconosciuti.
Non è consentito cambiare città di residenza se non dopo aver ottenuta la prescritta autorizzazione, che, però, raramente viene concessa.

CASI INDIVIDUALI APERTI da Amnesty International

Salidzhon Abdurakhmanov, attivista dei diritti umani e giornalista del sito web indipendente con base in Germania uznews.net, è stato arrestato a giugno in quanto sospettato di possesso di narcotici illegali. La polizia stradale che aveva fermato la sua auto, secondo quanto riferito, per un controllo di routine, ha sostenuto di aver trovati oppio e marijuana nascosti nel bagagliaio. Salidzhon Abdurakhmanov ha negato categoricamente di essere mai stato in possesso di narcotici o di aver fatto uso di sostanze illegali. Suo fratello, il quale agiva anche in qualità di suo rappresentante legale, e alcuni sostenitori hanno sostenuto che le accuse erano state architettate allo scopo di punire Salidzhon Abdurakhmanov per le sua attività a favore dei diritti umani. La polizia ha effettuato una perquisizione dell'abitazione e dell'ufficio di Salidzhon Abdurakhmanov e ha sequestrato il suo computer e attrezzatura tecnica così come libri, documenti e materiale scritto. Test medici disposti dalla polizia che indagava sul suo arresto hanno confermato che Salidzhon Abdurakhmanov non faceva uso di narcotici. L'esame dell'attrezzatura elettronica e informatica del giornalista e dell'hard disk non hanno sortito alcuna prova di attività illecita o di legami criminali. Tuttavia, a settembre Salidzhon Abdurakhmanov è stato condannato a 10 anni di carcere per possesso di narcotici per lo spaccio. Un tribunale d'appello ha confermato la sentenza a novembre. Un ulteriore appello era pendente presso la Corte Suprema dell'Uzbekistan.
Ad agosto la figlia del poeta e critico del regime in carcere Yusuf Dzhuma ha sostenuto che suo padre veniva abitualmente torturato e maltrattato nel campo di prigionia di Yaslik. Egli ha affermato di subire percosse e maltrattamenti da parte del personale carcerario perché considerato un nemico del presidente e di essere stato rinchiuso in celle di quarantena assieme a prigionieri affetti da tubercolosi.
Le autorità della Federazione Russa hanno continuato a ignorare le decisioni della Corte europea dei diritti umani di interrompere le espulsioni di richiedenti asilo uzbeki in attesa dell'esame della loro domanda di asilo presso la Corte. In uno dei suddetti casi, Abdugani Kamaliev fu rimpatriato forzatamente in Uzbekistan nel novembre 2007 dopo solo qualche giorno di detenzione nella Federazione Russa. A febbraio, i parenti di Abdugani Kamaliev hanno riferito che al suo rimpatrio in Uzbekistan egli fu sottoposto a tortura e altri maltrattamenti presso la struttura di detenzione pre-processule regionale di Namangan. A marzo 2008 è stato condannato a 11 anni di carcere.
Azam Farmonov, capo della sede regionale di Sirdaria dell’HRSU (Human Rights Society of Uzbekistan) e Alisher Karamatov capo della succursale del distretto di Mirzaabad dell’HRSU, sono stati arrestati la prima volta il 29 aprile 2006 quando hanno difeso i diritti degli agricoltori locali che avevano accusato di malcostume estorsione e corruzione alcuni funzionari del distretto. Essi sono stati tenuti in isolamento per almeno una settimana e si presume che siano stati sottoposti a percosse e torture durante tale periodo al fine di costringerli a firmare confessioni. I due uomini sono stati accusati di estorsione il 16 maggio 2006, sottoposti a un processo ingiusto durante il quale essi non hanno avuto né un avvocato difensore, né un altro rappresentante legale e poi condannati a nove anni di reclusione.
Il difensore dei diritti umani e prigioniero di coscienza Isroil Kholdorov sta scontando un periodo di sei anni di carcere nella città di Navoi (Uzbekistan) essendo stato condannato dopo un processo iniquo, il 20 febbraio 2007. Prima del suo arresto e della reclusione era il responsabile regionale del Dipartimento di Andijan del partito erk (Libertà). Secondo il suo avvocato, tutte le accuse contro di lui, tranne una, sono state fabbricate da parte delle autorità al fine di punirlo per la sua attività di pacifica opposizione politica.
Isroil Kholdorov lasciò l’Uzbekistan per il Kirghizistan in seguito agli eventi del maggio 2005 ad Andijan, dove centinaia di manifestanti sono stati uccisi quando le forze di sicurezza hanno aperto il fuoco su una grande folla di manifestanti in maggioranza pacifici raccolti nel centro della città di Andijan. Dopo gli eventi di Andijan, Isroil Kholdorov ha parlato ai media internazionali sulle sepolture di massa in e intorno ad Andijan, compreso il distretto di Bogishamol che, secondo quanto riferito da testimoni oculari, le autorità avevano segretamente organizzato. Le autorità hanno tuttavia negato che siano esistite sepolture di massa.
A luglio 2009, il giornalista e difensore dei diritti umani Dilmurod Saidov è stato condannato a 12 anni e sei mesi di reclusione per frode e corruzione, dopo un processo iniquo. Si ritiene che sia stato arrestato per aver difeso i diritti degli agricoltori nella regione di Samarcanda e per aver smascherato la corruzione delle autorità locali. Pare che in carcere si sia gravemente ammalato di tubercolosi. Durante il processo, tutti i testimoni dell'accusa hanno ritrattato le loro dichiarazioni, sostenendo che le autorità inquirenti li avevano costretti a testimoniare il falso. Una corte d'appello ha confermato la condanna nel mese di ottobre.
Ad ottobre 2009, Farkhad Mukhtarov, appartenente da molto tempo all'Alleanza per i diritti umani dell'Uzbekistan, dopo un processo presumibilmente iniquo è stato condannato a cinque anni di reclusione per corruzione e frode immobiliare. Si ritiene che le accuse siano state motivate politicamente come punizione per la sua attività in favore dei diritti umani. Una corte d'appello ha confermato la condanna.
Ad Iskandar Khudaiberganov, detenuto nel braccio della morte nella prigione di Tashkent, Uzbekistan, dal novembre 2002, è stata diagnosticata la tubercolosi (TB) nel 2004. Egli non ha mai ricevuto un adeguato trattamento medico per la malattia. Mentre l'Uzbekistan si appresta a mettere in vigore una nuova legge che sostituisce la pena di morte con il carcere a vita, non c'è chiarezza sul modo in cui i singoli casi saranno riesaminati, ed alcuni parenti hanno espresso preoccupazioni per il fatto che i prigionieri possono essere trasferiti ad altre carceri in cui le condizioni possono essere più severe e dove può essere anche negato l’accesso alle cure mediche necessarie.


URL DELLE FONTI

 

GLOBAL GEOGRAFIA
http://www.globalgeografia.com/index.htm
ONU – UNHCR
http://www.unhcr.org/cgi-bin/texis/vtx/refworld/rwmain
FREEDOM HOUSE
http://www.freedomhouse.org/template.cfm?page=107&year=2009
CIA      
https://www.cia.gov/cia/publications/factbook/index.html
Trasparency International http://www.transparency.org/policy_research/surveys_indices/cpi/2009/cpi_2009_table
Rapporto A.I. 2010
http://www.amnesty.it/Rapporto-Annuale-2010
Fondo Monetario Internazionale
http://www.imf.org/external/pubs/ft/weo/2010/01/weodata/weoselco.aspx?g=2001&sg=All+countries
Banca Mondiale
http://web.worldbank.org/WBSITE/EXTERNAL/DATASTATISTICS/0,,contentMDK:20399244~menuPK:1504474~pagePK:64133150~piPK:64133175~theSitePK:239419,00.html#ranking
Progr. Sviluppo ONU (UNDP)
http://hdr.undp.org/en/statistics/
United Nations Department of Economic and Social Affairs/Population Division
http://www.un.org/esa/population/publications/2009Migration_Chart/2009IttMig_chart.htm
The Economist
http://graphics.eiu.com/PDF/Democracy%20Index%202008.pdf